di Annachiara Sacchi

Gli oggetti, i simboli, le parole: cosa resta della settimana del design, 316 mila (insperate) presenze, mezzo milione di persone nelle strade. «Una bella lezione», dicono i creativi che abbiamo intervistato. Philippe Starck: «Non è un evento sulle sedie. È sugli esseri umani che condividono pensieri e, con un po’ di fortuna, trovano soluzioni»

Domenica 26 aprile 2026, Fiera di Rho, sala riunioni, i signori del design alzano i calici: il Salone del Mobile si è appena concluso con oltre 316 mila insperate presenze (+4,5 per cento rispetto al 2025), la città ha vissuto una settimana di festa, mezzo milione nelle strade contro ogni previsione, contro chi insisteva per rimandare la fiera a giugno, contro l’incertezza dello scenario internazionale. Brindisi liberatorio e una lezione che dopo un mese emerge ancora più chiara: la creatività può davvero essere un antidoto all’incertezza del momento. E Milano — che sicuramente ha visto stagioni più felici — può ancora essere il centro di questa bellezza.

Fondamentale: non smettere di lavorare. Cambiare per mantenere la leadership. Modificare il format per rivendicare una solida identità. Accogliere le esigenze del mercato senza scalfire l’anima della manifestazione. Preservare l’equilibrio tra Salone e Fuorisalone, tra business e appuntamenti in città. Tenere gli imprenditori uniti, anche quelli che non espongono più in fiera (tasto dolente, compensato dal rientro importante di un marchio storico come B&B Italia). «Su questi temi il sistema arredo è impegnato ogni giorno», dice Maria Porro, dal 2021 alla guida del Salone del Mobile. «Con un intenso lavoro di relazioni, contatti, opportunità, andando all’estero, costruendo ponti, tenendo uniti i fili quando la situazione geopolitica internazionale sembrava spezzarli. E invece abbiamo avuto il record assoluto di nazioni presenti: 171». Premesse funeste, ricetta brianzola: «L’ottimismo si costruisce lavorando», continua la presidente. E, aggiunge Luca Palermo, amministratore delegato e direttore generale di FederlegnoArredo Eventi «tenendo insieme tutte le anime di un ecosistema coerente che sta imparando a vivere un po’ di più nell’incertezza, ma sempre guardando avanti. L’instabilità impone capacità e coraggio di pensare al futuro, pianificare è necessario in questo contesto».