Il nuovo Maradona è concepito per essere vissuto sette giorni su sette e completamente dedicato al calcio. Nel progetto definitivo - cioè quello inviato alla Figc e che finirà sul tavolo della Uefa per la candidatura di Napoli a Euro 2032 - la pista non c’è. La struttura di Fuorigrotta, nella sostanza, sarà un nuovo spazio urbano. Non un enclave che funziona solo quando ci sono le gare di calcio. La trasformazione parte dall’esterno con una cintura verde - un vero parco di 6 ettari - a protezione del nuovo spazio: il disordine urbanistico di quell’area, e i parcheggiatori abusivi, verranno concellati con un nuovo uso degli spazi esclusivamente pedonale.

Progetto presentato ieri sala giunta dal sindaco Gaetano Manfredi e dall’assessore alle Infrastrutture Edoardo Cosenza che precisano: «La Uefa dice che deve essere pronto per il 2031 noi saremo pronti nel 2030. Perché i lavori da fare sono di riqualificazione non di ricostruzione, la struttura già c’è ed è solida». Vivere sette giorni su sette significa che l’impianto conterrà volumi da dedicare al commercio circa 8500 metri quadri oltre ai 2500 del “Maradona Experience” che non è contenuto nel progetto ma c’è lo spazio dove dovrà essere costruito. Luogo dove si potranno ospitare eventi anche culturali, magari un cinema, una agorà.Un percorso interno all’impianto che sarà sempre aperto. Immaginando un polo di sport, cultura, tempo libero e vita pubblica. E poi le luci che daranno un vestito di colore diverso, l’azzurro però ci sarà sempre, al Maradona in ogni momento e a seconda dell’evento. Illuminazione affidata al fenomeno napoletano Luca Toscano - appena 30 anni e già finito sulla copertina di Forbes - che con la sua azienda, la Artech, è un maestro degli effetti speciali anche con i droni. Uno stadio fortemente identitario con la rivisitazione architettonica della facciata, un muro azzurro dove si celebrano Diego Armando Maradona, tutte le figure più rilevanti della storia azzurra e la stessa Napoli. Il modello architettonico richiama quello del Maracanà, la nuova facciata richiama molto quella dei moderni stadi europei proprio attraverso i giochi di luce. Progetto di grande impatto visivo, lineare, emozionale e anche bello che trasforma letteralmente il Maradona senza farne svanire l’anima. Pur conservandone l’antica struttura perché la forma resterà quella dello Stadio del Sole del 1960, la prima versione di quello che poi diventerà prima Stadio San Paolo e poi stadio Maradona. «Un landmark identitario riconoscibile e inimitabile, radicato nella storia e nell’identità di Napoli». Come si sintetizza nel progetto, «l’opera riflette lo spirito di Maradona: unica, visionaria, popolare, emozionale e capace di appartenere a tutti». Con la riqualificazione la capienza passerà dagli attuali 54.732 posti a 63.300 in piena regola Uefa. Tali da potere ospitare almeno un quarto di finale, anche se in Comune il sogno è avere la chance di organizzare una semifinale. Un ampliamento risultato al quale si arriva grazie alla riapertura del terzo anello che consentirà di eliminare il primo anello, senza incidere sulla capienza attuale. Vale a dire che la sbigliettazione della Ssc Napoli sarà sempre la stessa in costanza dei lavori. Novemila posti in più tutti di distribuire nelle curve e nei distinti. Sono previsti 672 posti per spettatori con disabilità distribuiti lungo l’intero stadio. Da contraltare fa invece la costruzione di 36 skybox - dove c’è l’attuale tribuna centrale - da 16 posti ciascuno, oltre al salottino per un totale di 576 spettatori nelle aree premium. Insomma i posti vip richiesti anche dalla Uefa. Dai rendering si evince che saranno attrezzatissimi con ampi spazi che saranno in parte nelle aree ospitality, nella sostanza bar e ristoranti, e dall’altra verso uno spazio con un muro di vetro dal quale si potrà vedere, attraverso una grande la partita. Non ci sarà un grosso impatto sul quartiere perché buona parte dei nuovi pezzi del Maradona saranno prefabbricati. Vale a dire che saranno costruiti lontano dallo stadio e poi trasportai e montati a Fuorigrotta. Le nuove gradinate verranno dunque poi incastrate e montate al resto dell’impianto. Lo stesso vale per le nuove fondamenta, con pali in acciaio che verranno fatti in fabbrica esterne e portati a piazzale Tecchio per essere impiantati. Sia a livello energetico che idrico il Maradona sarà autosufficiente. Nel progetto sono previsti oltre 5300 mq di pannelli fotovoltaici integrati, con una produzione stimata superiore a 1.755.463 kWh/anno e un risparmio di circa 377 tonnellate di Co2 l’anno, nell’ottica di creare una vera e propria comunità energetica. Di cui beneficerà il quartiere Fuorigrotta. Inoltre è previsto un sistema di recupero delle acque piovane che consentirà di raccogliere e riutilizzare oltre 25 milioni di litri d’acqua all’anno per usi non potabili. Uno punti chiave del progetto è l’accessibilità al Maradona con il trasporto pubblico locale. «Il progetto - si legge - valorizza la posizione strategica dello stadio servito da linee metropolitane, alta velocità e collegamenti internazionali dall’aeroporto di Capodichino. L’80% degli spettatori potrà raggiungere l’impianto con il trasporto pubblico, con 7 fermate metro entro 1,5 km e un collegamento diretto aeroporto-stadio in circa 14 minuti, seguendo in pieno le regole Uefa 2032».