«Era un gran lavoratore, una persona perbene che si dedicava alla famiglia». Aveva un cuore immenso e una volontà di ferro, Ciro Panico, l’operaio di 54 anni morto lunedì dopo un volo dal quarto piano di una palazzina in via Niglio a Ercolano. Per non far mancare niente alla moglie, ai quattro figli e ai nipoti, arrotondava lo stipendio da direttore di sala che gli garantiva il Bingo Poseidon accettando lavoretti extra durante il giorno. Non si tirava indietro. Anche lunedì, nonostante il caldo asfissiante e il turno serale nella sala giochi, programmato per le 21, aveva detto sì all’intervento di ristrutturazione di una ringhiera (o di un parapetto) che potrebbe aver ceduto facendolo cadere nel vuoto. Ancora non è chiara la dinamica dell’incidente e tanti sono i particolari da chiarire, sui quali stanno indagando i carabinieri della tenenza di Ercolano.

L’indagine Un’indagine delicata che dovrà fare piena luce anche sulle responsabilità e sulle diverse versioni fornite dalla proprietaria dell’immobile e dai titolari dell’azienda che stava eseguendo la ristrutturazione. I responsabili dell’impresa edile, in particolare, avrebbero smentito che Panico lavorasse per loro, sostenendo che si trovava «per caso nell’appartamento ed era passato solo per salutare». Dichiarazioni messe a verbale sulle quali sono state già avviate verifiche. «Noi sappiamo», racconta il cognato della vittima, Giuseppe Cozzolino, «che ha ceduto il parapetto del balcone sul quale Ciro stava lavorando. All’apparenza niente di pericoloso. Stava sistemando una ringhiera, o qualcosa di simile, che all'improvviso ha ceduto facendolo cadere». Di sicuro, Ciro Panico che da poco aveva finito di parlare al telefono con un figlio, si è schiantato al suolo dopo un volo di quasi dieci metri: lo hanno trovato davanti all’androne del palazzo in una pozza di sangue. Quando sono arrivati i soccorsi, respirava ancora ma le sue condizioni erano già critiche. Inutile si è poi rivelata la corsa degli specialisti del 118 all’Ospedale del Mare: l'uomo è morto senza riprendere conoscenza. «Mio cognato», spiega ancora Giuseppe Cozzolino, «aveva una famiglia numerosa e un solo stipendio non bastava. Di notte era direttore di sala al Bingo Poseidon, durante la giornata si arrangiava facendo altri lavori a nero. Ha sempre fatto grandi sacrifici. A me risulta che già altre volte aveva lavorato con questa ditta edile. Noi adesso ci aspettiamo solo un’assunzione di responsabilità». Il dolore Un dramma che ha lasciato sgomenti anche i colleghi del Bingo che, su input della proprietà, lunedì sera hanno sospeso le attività di gioco in segno di lutto. «Per noi è stata una grave perdita», commenta Vinni Aprile, titolare della sala bingo. «Ciro lavorava qui da ventiquattro anni. Gestiva molto bene l’ordine pubblico e sorvegliava con grande attenzione sulle persone che mostravano segni di ludopatia. Era un buon direttore di sala e gli abbiamo sempre garantito lo stipendio previsto per i lavoratori della Sisal. Ma aveva una famiglia numerosa e le esigenze economiche erano pressanti. Mi aveva detto che durante il giorno, se capitava, si arrangiava a fare il muratore. Noi lo chiamavamo con il soprannome “dalla cardarella al mouse”, proprio perché quando arrivava qui, lasciava gli attrezzi edili e si metteva al computer». Parole di cordoglio, arrivano dalla sindaca di Ercolano, Antonietta Garzia che aggiunge: «Ogni volta che un lavoratore perde la vita, siamo chiamati ad interrogarci sul valore che si attribuisce al lavoro, alla sicurezza e alla dignità delle persone». «È indispensabile», fa eco il consigliere regionale, Ciro Buonajuto, «promuovere una svolta culturale perché troppo spesso la sicurezza viene fatta passare in secondo piano o sacrificata».