di
Gaia Piccardi
Migliaia di tifosi e i campioni di sempre riempiono piazza Sant’Ambrogio per i funerali del numero 6 rossonero, tra lacrime, cori e l'abbraccio del mondo del calcio.
Fa un caldo umido e aggressivo come quel giorno a Pasadena, capitano, ricordi? Però oggi non c’è una coppa da agguantare, non c’è niente da difendere. Bisogna solo lasciarsi andare all’abbraccio di chi c’era — Gianluca Pagliuca che provò a impedire a Franco Baresi di spezzarsi in due dopo l’errore dal dischetto, accarezzando quella schiena curva dove era già passato con un gesto gentile Claudio Taffarel, l’avversario —, di chi c’è sempre stato.Piazza Sant’Ambrogio per una mattina ha un unico numero civico, il 6 della maglia che indossano in tanti, e migliaia di abitanti che non riescono a trattenere le lacrime sin dal primo coro, c’è solo un capitano, figuriamoci quando parte You’ll never walk alone all’arrivo del feretro. Sono le 10.56, ma prima sono già successe molte cose.
Un tifoso si è arrampicato sull’impalcatura del palazzo in ristrutturazione che si affaccia sulla basilica, segue le esequie da lassù, come se fosse il terzo anello di questo stadio improvvisato. Il gesto è passibile di una multa severa ma stamattina hanno gli occhi lucidi anche i vigili di Milano, la città è avvolta dall’afa e dal lutto: fa più male il secondo. Filippo Galli è arrivato presto. Incassava le occhiatacce di Baresi quando giocavano a briscola a chiamata, o quando a Milanello faceva troppo casino al tavolo con Marco Simone e Stefano Nava (presenti). Ha imboccato via San Vittore, è entrato nel corridoio aperto tra due ali di tifosi e curiosi ed è scoppiato in lacrime come un bambino, la mano sulla bocca per pudore.










