Dal fondale emerge una sagoma sottile, piantata quasi in verticale nella sabbia. È alta pochi centimetri e bisogna avere un occhio allenato per distinguerla tra alghe, rocce e sedimenti. Ma per i ricercatori dell’area marina protetta di Miramare, nel golfo di Trieste, quella presenza minuscola vale una scoperta: è una giovane Pinna nobilis, una delle 23 individuate nelle ultime settimane tra Miramare e Aurisina. Un esemplare è stato osservato nella zona A dell’area marina protetta, gli altri lungo la costiera triestina compresa nella Riserva della Biosfera MaB Unesco. Sono ancora pochi, soprattutto rispetto alle migliaia di nacchere di mare che fino al 2019 popolavano il golfo di Trieste. Dopo anni trascorsi a censire morie e scomparse, però, quei giovani individui rappresentano il primo vero segnale di speranza: dimostrano, in fondo, che alcuni adulti sono sopravvissuti e sono ancora capaci di riprodursi. Non è ancora una rinascita: è piuttosto la prova che la storia di una specie a forte rischio, nonostante tutto, non sia ancora conclusa.
La grande moria del Mediterraneo
Comunemente chiamata nacchera di mare, Pinna nobilis è il più grande mollusco bivalve endemico del Mediterraneo. Può raggiungere circa 70 centimetri di altezza e vivere fino a 45 anni, infissa verticalmente nei fondali sabbiosi o tra le praterie di Posidonia. La sua importanza non dipende soltanto dalle dimensioni: un formidabile organismo filtratore, capace di contribuire alla riduzione della torbidità dell’acqua. Sulle sue valve trovano inoltre spazio alghe, spugne, ascidie e numerosi piccoli invertebrati: ogni esemplare diventa così una sorta di minuscola “architettura vivente”, intorno alla quale si sviluppa una comunità marina. Già minacciata dalla raccolta a scopi ornamentali, dagli ancoraggi, dalla pesca ricreativa e dal prelievo del “bisso” - il fascio di filamenti con cui si ancora al fondale - dal 2016 la specie è stata colpita da una mortalità di massa che ha attraversato quasi tutto il Mediterraneo, decimandone le popolazioni.“La principale responsabile – spiega Francesca Carella, che insegna patologia generale e anatomia patologica veterinaria all’università di Napoli Federico II - è una infezione virale che colpisce le cellule del sistema immunitario del bivalve a cui fa seguito una infezione di patogeni secondari opportunisti di natura parassitaria e batterica di diversa natura, in un quadro reso più complesso dall’aumento delle temperature e dall’indebolimento degli ecosistemi”. E dunque in pochi anni intere popolazioni sono state cancellate e la specie è stata classificata come in pericolo critico di estinzione.









