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04 agosto 2026 | 17.19

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Con 92 voti favorevoli e 63 contrari, l’Aula del Senato ha approvato il decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di giustizia e di attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera dei deputati, dove è già stato avviato l’iter in sede referente presso la Commissione Affari costituzionali, con l’obiettivo di completare la conversione in legge entro l’11 agosto, termine previsto dalla Costituzione per i decreti-legge. Prima della votazione finale, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha posto la questione di fiducia sul testo approvato dal Governo senza modifiche, scelta che ha consentito di accelerare l’iter parlamentare. Il decreto si compone di 18 articoli e interviene su diversi ambiti, tra cui l’organizzazione della giustizia, l’ordinamento giudiziario, l’accesso alla professione forense, il rafforzamento degli uffici giudiziari, la digitalizzazione del sistema e il recepimento di alcune disposizioni previste dal nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. L’obiettivo dichiarato

dell’Esecutivo è quello di garantire maggiore efficienza nell’amministrazione della giustizia, assicurare continuità operativa negli uffici giudiziari e adeguare l’ordinamento nazionale alle nuove regole europee in materia migratoria. Tra gli interventi più significativi figura la revisione dell’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di avvocato. La riforma prevede il ritorno a una procedura articolata in un’unica sessione annuale composta da due prove scritte e una prova orale, con l’intento di rendere più uniforme il percorso di accesso alla professione e superare il regime transitorio adottato negli ultimi anni. La disciplina punta inoltre a fornire maggiore certezza ai candidati e agli ordini professionali riguardo ai tempi e alle modalità di svolgimento dell’esame. Sul fronte dell’ordinamento giudiziario, il decreto introduce una misura volta a garantire la continuità dell’azione degli uffici giudiziari, prevedendo la proroga fino al 31 dicembre 2026 della permanenza dei magistrati nello stesso ufficio. La disposizione è finalizzata a evitare un eccessivo turnover e a preservare il patrimonio di competenze maturato negli uffici maggiormente impegnati nella gestione del contenzioso, contribuendo al mantenimento dell’efficienza organizzativa e alla riduzione dei tempi di definizione dei procedimenti. Il testo contiene inoltre interventi destinati a rafforzare il ruolo della magistratura onoraria e, in particolare, dei giudici di pace, ai quali vengono attribuiti ulteriori strumenti operativi per gestire una parte del contenzioso di minore complessità. La misura si inserisce nel più ampio percorso di alleggerimento del carico di lavoro dei tribunali ordinari e di miglioramento della capacità complessiva del sistema giudiziario di rispondere in tempi più rapidi alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Una parte rilevante delle disposizioni riguarda poi il processo di innovazione tecnologica della giustizia. Il decreto prevede infatti nuove risorse economiche destinate alla digitalizzazione degli uffici giudiziari, all’implementazione delle piattaforme informatiche e al rafforzamento degli strumenti digitali utilizzati per la gestione dei procedimenti. L’intervento si colloca nel quadro delle riforme volte a modernizzare il sistema giudiziario e a consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni in materia di processo telematico e gestione informatizzata degli atti. Accanto alle norme sulla giustizia, il provvedimento contiene disposizioni finalizzate all’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, recentemente approvato a livello dell’Unione europea. Le misure introdotte mirano ad armonizzare la legislazione nazionale al nuovo quadro normativo europeo e a rafforzare le procedure di gestione delle domande di protezione internazionale. In particolare, viene esteso da 60 a 90 giorni il periodo minimo che deve trascorrere prima che un richiedente asilo possa accedere al mercato del lavoro. La disposizione è stata presentata dal Governo come uno strumento volto a coordinare le procedure amministrative e di accertamento delle domande di protezione. Il decreto rende inoltre obbligatorie le procedure di frontiera nei casi previsti dalla normativa europea, introducendo termini definiti per l’esame delle richieste di asilo e per l’eventuale definizione dei ricorsi. L’obiettivo indicato dall’Esecutivo è quello di rendere più rapide e uniformi le valutazioni delle domande presentate dai migranti provenienti da Paesi considerati sicuri o che rientrano nelle categorie individuate dalla normativa europea. A supporto di questo sistema viene prevista anche l’ampliamento delle strutture destinate al trattenimento e all’accoglienza dei richiedenti asilo sottoposti alle procedure di frontiera, con l’intento di garantire spazi adeguati per la gestione delle nuove procedure.