Si è concluso con il voto di fiducia, chiesto a sorpresa dal governo, il primo round del decreto giustizia-migranti al Senato. L'aula l'ha approvato con 92 sì e 63 no. Ora passerà alla Camera e l'esame avrà tempi stretti per convertirlo in legge entro la scadenza dell'11 agosto. Votato quindi il testo base, senza nessuno degli oltre 400 emendamenti proposti per l'aula, tutti decaduti.
La fiducia ha così azzerato anche il duro scontro che ha contrapposto per giorni FdI e FI, agli antipodi sull'estensione delle intercettazioni. Con un emendamento presentato già in commissione, i meloniani chiedevano di poter usare le intercettazioni come prova anche in inchieste diverse da quelle per le quali sono state autorizzate, e per i reati spia per mafia. Contrari gli azzurri. La fiducia ha travolto pure le correzioni chieste dalla Lega sui permessi di soggiorno 'a punti' per i migranti con più di 14 anni (con crediti in base alla conoscenza dell'italiano e dei principi della Costituzione, ad esempio) e sulla stretta ai ricongiungimenti familiari degli stranieri.
Formato da 18 articoli, il decreto contiene sia norme sull'ordinamento giudiziario e la professione forense sia sull'immigrazione (procedure di asilo, rimpatri e controlli alle frontiere) recependo le direttive del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. Tra le novità, spicca quella sull'esame di Stato per gli avvocati: si svolgerà in un'unica sessione ogni anno, con due prove scritte (oggi sono tre) e una orale. Sul funzionamento della giustizia, il decreto allunga fino al 31 dicembre 2026 l'incarico dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio, per evitare carenze di organico e rallentamenti operativi. Altre misure riguardano i giudici di pace, per potenziare organizzazione e competenze di quegli uffici. Si interviene inoltre sulla digitalizzazione dell'amministrazione della giustizia, stanziando 6,5 milioni di euro per il 2026, 30 milioni per ogni anno dal 2027 al 2034 e 12,5 milioni annui dal 2035.








