Le dimissioni di Jean Quatremer da Libération, dopo oltre quarant’anni, non sono soltanto l’epilogo amaro di un rapporto professionale. Interrogano una famiglia politica. Nella sua lettera d’addio risuona la voce, aspra ma riconoscibile, di una sinistra liberale e socialdemocratica che vede restringersi lo spazio del dissenso proprio nei luoghi che della libertà avevano fatto la propria ragion d’essere.
Quatremer rievoca il Libération nel quale era entrato nel 1984: caotico, insofferente alle ortodossie, abitato da persone capaci di scontrarsi e poi tornare a parlarsi.






