Sono tornati nel loro paese d’origine dopo quarant’anni di vita e lavoro a Milano, trovando una palazzina di due piani letteralmente appoggiata alla loro abitazione, tanto da renderla inagibile. Siamo nel cuore del centro storico di Salandra, via Rattazzi, dove esistono vincoli edilizi che si perdono nella notte dei tempi; eppure c’è chi, abbattendo un vecchio muraglione, si è costruito una casetta ai danni degli ignari vicini. Questa vicenda kafkiana è accaduta a Pietro e Rocco Romaniello, padre e figlio di 75 e 45 anni, che da mesi ormai lottano inascoltati contro i mulini a vento della burocrazia più miope, costretti a prendere una casa in affitto per poter vivere con una modesta pensione nel loro paese d’origine.

Pietro è un ex saldatore e autotrasportatore, che dopo anni di lavoro vive con una pensione di 750 euro; Rocco è addestratore di cavalli, soprattutto Pony ad uso ludico-ricreativo per i bambini. Nel 2024 è morta la moglie e madre 70enne originaria di Grottole, quindi padre e figlio legatissimi al loro paese, hanno affrontato spese e disagi per la sepoltura a Salandra, decidendo contestualmente di tornare a vivere lì. Così si sono scontrati con una realtà paradossale: la loro abitazione, un livello con cantina sottostante, subisce il peso di una nuova costruzione spuntata dal nulla, che ha determinato evidenti crepe nel muro portante dove la nuova palazzina si appoggia. Nessuno, né dal Comune, né dai costruttori della palazzina, ha pensato di informare i Romaniello di questo progetto. «Ho comprato questa casetta nel 1998 -racconta Rocco Romaniello alla Gazzetta- con l’intenzione di utilizzarla per le vacanze della famiglia. Fino al 2010 ogni estate o festività lunga ero a Salandra. Nel 2013 siamo venuti per i funerali di mio padre ed era tutto a posto: di fianco a casa mia c’era il muraglione in pietra, con un incavo utilizzato storicamente per legnaia rionale; sopra un terrazzino accessibile a tutti, dove stendevamo i panni. Tornai nel 2015 per vendere l’abitazione di mio padre ed era ancora tutto a posto: casa mia era utilizzabile e non c’era alcun danno strutturale. Il vuoto dei nostri viaggi a Salandra inizia nel 2016, quando prima per il mio lavoro poi per Covid siamo mancati almeno fino al 2024. Secondo la nostra ricostruzione, tra il 2016 e il 2017 si è consumato quello che io ritengo essere un abuso, anche perché la palazzina è appoggiata alla nostra abitazione senza alcuna informazione o autorizzazione da parte nostra. -rimarca Romaniello- E’ stato scavato il muraglione per ricavare uno spazio, dove è stato prima realizzato il piano terra della nuova palazzina all’altezza di casa mia, poi un altro piano al posto dello spazio comune soprastante. Lavori di dubbia regolarità, visti i vincoli esistenti, di cui abbiamo chiesto conto all’ufficio tecnico del Comune mediante accesso agli atti. La procedura si è prolungata oltre ogni decenza, per poi consegnarci carte piene di omissis, proprio sulle notizie indispensabili su autorizzazioni e progetto. Nel marzo scorso, assistito dal mio legale l’avvocato Francesco Auletta, ho presentato querela per abuso edilizio contro i responsabili dell’ufficio tecnico comunale ed i proprietari della costruzione, oggi ancora invisibili e non identificati da me, riservandomi di costituirmi parte civile. Non è accettabile -conclude Romaniello- nel 2026 essere vittime di uno scempio urbanistico del genere. Chiedo alla Procura di avviare le indagini dovute, perché chi è responsabile paghi e vengano ripristinati i luoghi. Intanto io, con una casa di proprietà, sono costretto a pagare l’affitto per vivere nel mio paese. Tra l’altro, sul muro portante della mia abitazione ci sono crepe vistose ed evidenti, nessuno del Comune ha disposto un controllo di agibilità e non posso rischiare di morire con mio figlio sotto un crollo».