Il ministro del governo Sánchez bolla come «incomprensibile» la misura adottata dall'esecutivo italiano. Il Marocco: «Non siamo il poliziotto dell'Europa»

«Combattere senza tregua il traffico di migranti, potenziare i rimpatri, rafforzare le frontiere dell’Ue, instaurare partenariati solidi con i Paesi terzi e migliorare la capacità di previsione». Sono questi i punti principali condivisi dai ministri dell’Interno dell’Unione europea ed emersi al vertice stroardinario convocato per oggi, martedì 4 agosto, sulla crisi di Ceuta. Nella videocall, rende noto il Consiglio Ue, «i ministri hanno sottolineato che la comunicazione dovrebbe essere più coordinata e più coerente, soprattutto per contrastare attori esterni malintenzionati impegnati nella manipolazione delle informazioni e nelle interferenze dall’estero». L’Unione europea, continua la nota finale, «è unita e pronta a sostenere la Spagna».

Madrid: «70mila migranti già rimpatriati in Marocco»

Il vertice di oggi è servito anzitutto per mettere una pezza sulle crisi diplomatiche scoppiate nei giorni scorsi, a partire dallo scontro tra il governo spagnolo e quello italiano. «Nella videocall è stato chiarito che Ceuta ha un regime speciale dal 1991, nessuna persona può uscire da Ceuta senza controlli alle frontiere», ha spiegato il ministro spagnolo Fernando Grande-Marlaska. Dall’inizio della crisi a Ceuta, ha precisato ancora il rappresentante del governo di Pedro Sánchez, «sono entrati illegalmente 72mila migranti, di cui 70mila hanno fatto rientro in Marocco». E anche dei 2mila migranti ancora a Ceuta, insiste Madrid, nessuno ha raggiunto la Spagna continentale attraversando lo stretto di Gibilterra.