Roma, 4 ago. (askanews) – In merito al disegno di legge che intende intervenire sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa (iuris tantum) dell’imputabilità per i minori tra i 14 e i 18 anni, superabile attraverso una prova contraria, Salesiani per il sociale ritiene necessario richiamare l’attenzione sulla specificità della giustizia minorile. La sicurezza delle persone e delle comunità è un’esigenza democratica reale e una componente essenziale del bene comune. Le istituzioni hanno il dovere di contrastare la violenza, proteggere i cittadini e intervenire con fermezza di fronte ai reati che coinvolgono anche gli adolescenti. Sottovalutare la domanda di sicurezza presente nei territori sarebbe un errore. Proprio perché deve essere tutelata attraverso mezzi giusti, proporzionati e rispettosi della dignità di ogni persona, la sicurezza richiede risposte pubbliche efficaci ed equilibrate, capaci di intervenire non soltanto sulle conseguenze dei reati, ma anche sulle condizioni che li generano.

Se da un lato l’intervento lascia immutata la soglia dei 14 anni, dall’altro è essenziale che il nuovo criterio probatorio non indebolisca, nella sua concreta applicazione, la valutazione individualizzata della maturità dell’adolescente e le garanzie proprie del sistema minorile. La forza di questo sistema risiede, infatti, nella capacità di commisurare la risposta giudiziaria alla reale consapevolezza del ragazzo, valorizzando ogni possibilità di responsabilizzazione, recupero e reinserimento. Il rischio è che una modifica apparentemente tecnica contribuisca, nella prassi e nel dibattito pubblico, a considerare il minorenne come un adulto in forma ridotta, indebolendo progressivamente la specificità educativa della giustizia minorile.