Spesso i santi risultano assai singolari e significativi non tanto per la letteratura istituzionale che li qualifica e li rende noti, quanto invece per alcune specificità caratteriali e comportamentali mostrate nel loro vissuto terreno. E questo è senza meno il caso di S. Egidio da Taranto, (ancora unico umano della capitale della Magna Grecia, nei duemila anni di cristianesimo, assurto all'onore degli altari).

S. Egidio ha mostrato una santità di vita vera e semplice, originale nella sua essenzialità, ma avvicinabile e toccabile da quanti altrimenti vivevano lo stesso tempo negli stessi spazi. Lui conviveva con tutti e tutti ne riconoscevano l'amabilità, la rispettabilità e la disponibilità santuale. Sapere di non sentirsi santi, ma compiacersi della frequentazione amichevole con un santo in terra ionica dapprima e poi in terra napoletana. È stato forte privilegio e utilità effettiva per persone e famiglie favorite dall'occasione dell'incontro. S. Egidio è stato ed è davvero un Santo di prossimità. C'è una originale convenienza proletaria nel volergli bene e nel pretenderne la solidarietà. Prima ancora di compiere miracoli s. Egidio credeva fortemente nei miracoli. Nella sua terrena missionarietà fu devotissimo di S. Pasquale Baylon del quale portava con sé e in grande venerazione una reliquia che valutava come compartecipe della sua preghiera petitoria per i bisognosi e i malati. Erano in due gli alcantarini che pregavano: fra Egidio e s. Pasquale Baylon. La riconosciuta sostanziale familiarità egidiana è forse la Taranto istituzionale che la dimentica, o quanto meno, la trascura? La santità ha una naturale contagiosità. Ciò che viene toccato dal divino non può e non deve mai risultare celato negli archivi.