Dell’Italia Meridionale in epoca altomedievale si parla sempre troppo poco.

Colpa della Chiesa di Roma, che per latinizzare il culto greco ci portò i Normanni ponendo fine ai Ducati autonomi, in pratica, le basi per la nostra secolare colonizzazione estera. Ma intanto c’è tutta una storia sacra, fatta di santi, chiese e reliquie che racconta davvero un’altra questione meridionale. È il caso di san Canio, o Canione, (un santo che piace a Vicinio Capossella e che dà il nome a Canio Lo Guercio) protagonista degli anni in cui tutto doveva cambiare e in effetti cambiò, colpa dei perfidi Drengot, normanni giunti a governare anche a colpi di monaci guerrieri di Cluny.

La vicenda di san Canione riguarda l’antica Atella, il luogo dove nacque l’atellana, forma prima della letteratura latina, destinata con Liternum, Miseno e Cuma a soccombere alla soverchiante potenza di Aversa, scelta dai Normanni come piccola patria, e a fondare la ricchezza della lucana Acerenza, città-cattedrale fra i gioielli del Medioevo meridionale, dove le reliquie di san Canione, vissuto nel V secolo, vennero traslate nel 799, sicché la cattedrale stessa di Acerenza è intitolato a san Canio.

Tutto troverà il lettore curioso in “Polline di Dio. San Canio(ne), tra leggenda e storia”, volume firmato da Giuseppe Dell’Aversana, prodotto dalla Pro Loco di Sant’Arpino e corredato da introduzioni e postfazioni interessanti, fra cui quella di un illustre cittadino di Sant’Arpino, Giuseppe Montesano.