Fedora vuole attivare automaticamente una delle protezioni hardware più interessanti contro gli attacchi che manipolano il flusso di esecuzione dei programmi. Il progetto riguarda Shadow Stack, una protezione hardware disponibile sui processori x86-64 più recenti che registra in un’area di memoria separata gli indirizzi ai quali il processore deve tornare dopo aver eseguito una funzione. Se un attacco prova a modificarli, la CPU rileva la differenza e blocca l’esecuzione.

L’obiettivo iniziale indicava Fedora 45, ma la pianificazione è cambiata: il Fedora Engineering and Steering Committee ha approvato l’intervento spostandone l’introduzione predefinita per Fedora 46, attesa nel 2027.

Il rinvio non ridimensiona l’importanza tecnica della modifica. Fedora prepara da tempo il terreno: già dal 2018 la distribuzione compila gran parte dei pacchetti con le opzioni necessarie a inserire nei file ELF i metadati relativi alle protezioni CET: durante la compilazione aggiunge ai file eseguibili le informazioni che indicano al sistema quali funzioni di sicurezza hardware supportano.

La maggioranza dei binari distribuiti tramite i repository ufficiali contiene già le informazioni richieste; l’impatto prestazionale previsto risulta trascurabile nei normali carichi di lavoro. Rimangono però alcuni nodi legati ai driver proprietari, alle estensioni Python distribuite come wheel, al codice scritto in assembly e ai componenti caricati dinamicamente. Proprio tali incompatibilità hanno contribuito allo spostamento della funzione da Fedora 45 a Fedora 46.