Rider, impiegati nella logistica, operai edili. Per alcune categorie le ondate di calore estremo sono sempre più pericolose. Ma le norme per proteggerli restano limitateRider, impiegati nella logistica, operai edili. Per alcune categorie le ondate di calore estremo sono sempre più pericolose. Ma le norme per proteggerli restano limitateNell’Italia che sta imparando a chiamare estate un’emergenza climatica senza precedenti non esiste una norma organica sul rischio termico per i lavoratori. Non c’è una soglia di temperatura oltre la quale ci si possa legittimamente rifiutare di andare avanti. Si naviga a vista, procedendo a colpi di ordinanze regionali spesso ignorate. E a colpi di calore sempre più frequenti e fatali. L’ultima tragedia si è consumata a Latina, dove a distanza di poche ore due operai, Wladislaw Pernal di 64 anni e Francesco Gritto di 54, sono morti per un malore mentre lavoravano. In entrambi i casi la Procura ha disposto accertamenti medico-legali per verificare le cause e il ruolo delle temperature. L’ordinanza regionale era già in vigore da settimane. Il problema, segnalato da più parti, è la natura frammentaria dello strumento: nel 2025 erano 18 le Regioni con ordinanze attive, per oltre 2,3 milioni di addetti coinvolti; nel 2026, già 16 Regioni le avevano adottate prima dell’inizio dell’estate, ma restano provvedimenti temporanei, con tempi di emanazione non sempre sincronizzati con le ondate di calore reali.In Europa c’è chi ha scelto strade diverse: la Spagna, dopo tre morti sul lavoro nella stessa settimana del 2023, ha varato un decreto che lega la sospensione dell’attività alle allerte meteo ufficiali, arancioni o rosse, e ha aggiunto un congedo retribuito fino a quattro giorni per chi non può lavorare in sicurezza. A Parigi, l’Île-de-France applica un’ordinanza dipartimentale più stringente di qualsiasi provvedimento italiano: lo stop copre otto ore, dalle 12 alle 20. I grandi centri urbani sono spesso l’epicentro dell’emergenza. Lo certificano i dati raccolti da Cgil Roma e Lazio e Greenpeace, secondo cui a Roma è in forte aumento il numero delle giornate estive caratterizzate da un rischio caldo alto. Se nel biennio 2021-2022 se ne contavano in media 37, nel 2024-2025 sono salite a 60, con un incremento del 62% nell’arco di 5 anni. L’impressione, suffragata dai numeri, è che non ci si trovi più davanti a un’emergenza temporanea ma a una condizione sistemica. Il caldo anomalo è un prodotto di attività umane, troppo umane, come la combustione di fonti fossili. La sua esistenza e le sue cause sono un fatto scientifico. Le conseguenze, invece, sono tutte politiche. «Non è accettabile che i mutamenti climatici vengano pagati da chi lavora», commenta in una nota la Cgil Roma e Lazio. «Siamo alla quarta ondata di calore a Roma: si è fatto ancora troppo poco e i lavoratori sono costretti a scegliere tra salute e lavoro. Serve che imprese e istituzioni si prendano la loro parte di responsabilità».Lo sciopero e il nodo dei contratti: la battaglia dei riderIl sole non batte per tutti allo stesso modo. Per chi lavora all’aperto, per ore e senza possibilità di fermarsi, una tutela legale contro le alte temperature diventa una questione vitale. È il caso dei rider, che con lo sciopero del 31 luglio indetto da Cgil e Nidil Cgil Roma e Lazio chiedono alle piattaforme del settore food delivery il rispetto delle disposizioni sul rischio termico. Ciò che permette alle multinazionali delle consegne a domicilio di ignorare le ordinanze è la natura contrattuale dei rapporti di lavoro. Spesso sono inquadrati come autonomi, ma non per questo liberi di gestire il proprio tempo. Chi si ferma, anche solo per proteggere la propria salute, rischia di essere penalizzato dagli algoritmi. È questo il nodo che racconta, dal lato opposto, Raffaele Thomas Funari, rider di Just Eat a Roma, sindacalista Filt Cgil e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: «A differenza delle altre piattaforme, noi di Just Eat siamo contrattualizzati, abbiamo un’organizzazione del lavoro diversa e non abbiamo dei turni lunghi. L’accordo che abbiamo firmato sul caldo migliora addirittura l’ordinanza regionale, perché copre anche due categorie che l’ordinanza non considera, che sono i fragili e gli over 60». Una tutela che, ammette lui stesso, resta legata alla leva contrattuale conquistata sul campo: «Senza questa forza a livello sindacale non saremmo riusciti a ottenere questi risultati. Sarebbe auspicabile che anche altre piattaforme si uniformassero a questo tipo di accordo».I driver fuori dalle ordinanzeRestano al momento esclusi dalle ordinanze anche i lavoratori della logistica. Passano la giornata tra il magazzino e la strada, senza che nessuna norma regoli le ore più calde. Secondo Damiano, driver per conto di BRT, «nei mesi estivi diventa complicato mantenere un ritmo costante durante la giornata. In magazzino siamo 50 autisti, quest’anno ci sono stati almeno un paio di episodi di colleghi con sintomi di malori e spossatezza». Un’estensione delle ordinanze anche alla sua categoria sarebbe molto utile. Il problema, spiega, è la concorrenza: «Se riduciamo ancora l’orario di consegna, il risultato si abbassa notevolmente. Difficile che possa essere attuata una norma del genere». Un cortocircuito che nessuna singola azienda può permettersi di rompere da sola, e che una legge, invece, risolverebbe di colpo.L'inferno dei cantieriIn edilizia, l’unico settore dove l’ordinanza esiste davvero, la distanza tra regola e realtà si misura con la paura. «Io lavoro perché devo lavorare, ma è difficile con questo clima. Ti fa male la testa, lo stomaco, diventi nervoso», racconta un muratore che lavora in un cantiere romano, e che ha chiesto di restare anonimo. L’obbligo di fermarsi nelle ore calde è sistematicamente disatteso: «Dalle 12 all’una, questa è la pausa. Se mi sento male, vado in bagno, mi bagno con acqua fresca e continuo. Ma non direi mai al responsabile che sono stanco. Mi risponderebbe di tornarmene a casa e perderei il lavoro. Allora preferisco mentire. Quando proprio non ce la faccio più mi fermo pochi minuti con la scusa di fumare una sigaretta. E spero di stare meglio».Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Senza tutele il caldo è più torrido, la salute dei lavoratori a rischio tra leggi che mancano e ordinanze ignorate
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