di
Andrea Galli
Il 44enne era senza lavoro: la droga, le notti per strada
Farsi di cocaina. Poi fare a botte. O viceversa. Con quella spocchia lì, del maledetto che vien su dalla polvere. Un maledetto senza aver avuto una geografia bastarda né una famiglia votata al crimine ancorché, per carità, qualcuno, fra i suoi antenati, annovera noie con la legge: comunque sia Mirko Bertellini, una specie d’eterno ragazzino viziato e arrabbiato, fino a sabato l’ha mantenuto la famiglia. Nonostante gli anni, 43, nato com’è a Milano nel 1982, quand’era ottobre. Chissà se i suoi proseguiranno a sostenerlo, saranno stanchi, tante ne ha combinate, per tacere di quest’ultimo orrore, ovvio: Bertellini ha un avvocato d’ufficio, magari a breve ne avrà uno di grido.
L’impianto investigativo non presenterebbe ampi margini per evitargli un processo scontato e dalla dura sentenza; i testimoni che hanno visto Bertellini investire il povero Federico, abbondano. L’ha ammazzato perché davvero aveva deciso di ammazzarlo?











