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«Zimbello della Calabria. Vergogna!»: questo racconta la gente di San Giovanni dopo che la nuova amministrazione è stata protagonista di due sedute consiliari sui generis. La prima il 7 luglio, quando il nuovo sindaco, ha designato la nuova giunta, e la seconda giovedì scorso, quando il colmo è stato raggiunto a seguito di 10 interrogazioni, dopo che l’Assise aveva “parlato” solo per un po’ il linguaggio amministrativo, tipo rottamazione tributi, tariffe Pef, e Tari. Poi il buio, dentro un “ring” offuscato, scuro, e triste, che ha dato l’immagine di un paese allo sfascio; di barbari, arcaici: una sorta di guelfi e ghibellini di basso Medioevo. Qui, insomma, non alberga più la politica. Quella del proporre, del servizio, delle idee, e del confronto. Inizialmente, in quanto amministrazione “anatra zoppa”, San Giovanni era accostata a Catanzaro. Col passare di giorni è apparso un sacrilego il raffronto col capoluogo calabrese. La verità consiste che, in primis, Ambrogio e Barile debbono abbassare i toni. Soprattutto Ambrogio “logorare” Barile e accettare la sconfitta. Resa bollente dopo che le sue 10 liste in prima battuta contarono oltre il 60% dei consensi, mentre lui si fermò con 1400 voti in meno.







