Quattro ore di domande serrate, repliche e chiarimenti che, più che chiudere il caso Montedomini, hanno certificato quanto la vicenda sia ormai diventata uno scontro politico. La Commissione Controllo di Palazzo Vecchio ieri ha ascoltato il presidente dell’Asp, Maurizio Frittelli, chiamato a rispondere sulle scelte compiute nella gestione del patrimonio immobiliare e, in particolare, sugli affitti turistici. L’opposizione lo ha incalzato senza sosta, mentre la maggioranza ha difeso l’operato dell’ente, pur riconoscendo la necessità di aggiornare regole che risalgono ormai a diversi anni fa. Fin dall’inizio Frittelli ha scelto una linea precisa: rivendicare la necessità di una gestione imprenditoriale di Montedomini. "Non togliamo ai poveri per dare ai ricchi, non è così. Sono i numeri che lo dicono – ha affermato – Se non troviamo le risorse per recuperare gli immobili, chi ce le mette? Abbiamo chiuso il bilancio con 65mila euro di utile, ma senza il patrimonio immobiliare avremmo registrato una perdita di 2,5 milioni. Senza una gestione imprenditoriale Montedomini avrebbe dovuto chiudere".
Da qui la difesa della scelta, compiuta alcuni anni fa, di aprire agli affitti turistici. "Cercavamo strumenti per valorizzare immobili che non producevano reddito e, anzi, rappresentavano un costo". Uno dei passaggi più delicati ha riguardato il bando per gli edifici di via Guelfa 81, aggiudicato a una società con un capitale sociale di appena mille euro. Frittelli ha spiegato che quell’elemento era stato valutato durante la procedura e che la solidità economica dell’operazione era garantita da un’altra società capiente sotto il profilo patrimoniale e della solvibilità.








