di Antonio Passanese
La sala Ballerini di Montedomini è piena, l’aria è pesante quanto il caldo di luglio. Attorno al tavolo siedono tutti i componenti del consiglio di amministrazione, ma a parlare è soltanto il presidente, Maurizio Frittelli. Davanti a sé ha fogli, numeri, tabelle. Li consulta spesso, ma quasi mai abbassa davvero lo sguardo. Dopo giorni di polemiche sulle abitazioni dell’Asp finite nel circuito degli affitti brevi, la conferenza stampa convocata d’urgenza diventa il luogo della difesa dell’ente e, soprattutto, del suo presidente. Frittelli parla a lungo, ricostruisce la natura giuridica di Montedomini e respinge l’idea che il consiglio di amministrazione abbia avuto responsabilità dirette nelle scelte gestionali. E soprattutto dà un numero: solo il 5% del patrimonio è ora in affitti brevi.
"Questa è un’azienda pubblica dotata di autonomia e opera con criteri imprenditoriali, come dice l’Anac. Non è una società partecipata dal Comune. I controlli li effettuano i sindaci revisori e la Corte dei Conti, che verificano il bilancio e il patrimonio immobiliare". Il presidente insiste su un punto che tornerà più volte nel corso dell’incontro: il Cda, spiega, svolge un ruolo esclusivamente politico. "Non abbiamo funzioni gestionali e non abbiamo poteri di spesa. Le decisioni vengono prese dall’organo esecutivo e dalla direzione generale", ricorda, indicando di fatto il direttore generale Emanuele Pellicano, alla guida dell’azienda dal 2015.







