I numeri sono in aumento. “E potrebbero anche essere maggiori, se non fosse per le regole molto stringenti che abbiamo deciso di prevedere, a partire dall’età massima entro la quale può essere fatta la procedura, che è 35 anni”, spiega Maurizio Bini, il ginecologo che dirige il centro che si occupa di procreazione medicalmente assistita del Niguarda.
È il fenomeno del “social freezing”, la crioconservazione degli ovuli scelta dalle donne che, adesso, non vogliono avere figli. Ma che non escludono di diventare madri un domani. Il Niguarda è l’unico centro pubblico milanese dove la procedura può essere fatta: ne centri privati che si occupano di procreazione assistita il social freezing viene offerto, ma in quel caso la tariffa va dai 5-7 mila euro, in su. Discorso diverso, invece, appunto per il Niguarda, che dal 2024 offre la possibilità alle donne di accedere al social freezing a tariffa calmierata, 2.800 euro più 100 da pagare ogni anno per la crioconservazione nella banca dell’ospedale, che il centro regionale di “stoccaggio” per i gameti utilizzati per la fecondazione di tipo eterologo (quella in cui le coppie usano il seme o gli ovociti di donatori).
Se allora nel 2024 le donne che hanno scelto il social freezing a prezzo “scontato” sono state 16, nel 2025 sono diventate 48. E nel 2026, finora, sono state 46, “il che ci fa ipotizzare — sempre Bini — che alla fine dell’anno il totale sarà doppio rispetto all’anno scorso. Peraltro, questo è il dato delle donne che noi “accettiamo”, poiché risultano nella fascia d’età e con le caratteristiche ideali per essere sottoposte alla procedura, ma le richieste che riceviamo sono molte di più”. La procedura, prima del prelievo degli ovociti, contempla la stimolazione ovarica delle pazienti, con farmaci anch’essi a pagamento. “È un iter che oggi è gratuito solo per le pazienti con patologie oncologiche che rischiano l’infertilità — riflette Bini — Per questo, stiamo lavorando a un nuovo protocollo che preveda una sorta di pagamento “posticipato” per le donne”. L’idea è di consentire di crioconservare i propri ovociti nella banca del Niguarda gratis: se poi li utilizzeranno di lì ai successivi anni, li potranno riscattare pagando. Se invece non li useranno, “cosa che avviene nel 90 per cento dei casi in base alle statistiche”, diventeranno di proprietà della banca: “Per noi — dice sempre Bini — sarebbe un modo nuovo per reperire gameti, che in questo momento scarseggiano sia all’estero sia in Italia: quando la banca è stata avviata, nel 2019, abbiamo avuto soltanto due donatrici, mentre il resto è stato importato”.







