Negli ultimi due anni, una nuova tendenza è emersa nel populismo Europeo: la remigrazione.
Il termine indica la richiesta di espulsione sistematica dei migranti senza documenti, con una crescente frangia che la vorrebbe estesa anche ai migranti regolari che commettono «reati gravi». Il concetto di remigrazione non è nuovo. La sua origine può essere fatta risalire al 2010 e dopo anni di diffusione in gruppi di nicchia vicini alla teoria complottista della Grande Sostituzione, si sta ora facendo spazio nel dibattito politico europeo, al punto che diversi decisori politici hanno annunciato l’inizio dell’era delle deportazioni. Uno dei più recenti risultati di questa tendenza è stata l’approvazione del Regolamento sui rimpatri al Parlamento europeo il 17 giugno scorso. Grazie a un’alleanza di voto tra i gruppi di centrodestra e di estrema destra, e con il sostegno all’ultimo minuto di diversi eurodeputati liberali, il Parlamento ha approvato uno dei provvedimenti più severi mai adottati in materia di migrazione. Il regolamento, accolto da cori «Send them back!» (Rimandiamoli indietro!), consentirà agli Stati membri dell’Unione europea di trasferire migranti irregolari e richiedenti asilo la cui domanda è stata rifiutata in cosiddetti hub di rimpatrio in Paesi terzi, fungendo di fatto da centri di detenzione fuori dal territorio dell’Unione.






