Bologna, 4 agosto 2026 – Volano i droni sopra i tetti di via Svevo 6, al Pilastro. Lì dove il 19 luglio scorso si è consumata la tragedia di Fakir, il 42enne marocchino morto al culmine di un fermo di polizia, ieri mattina l’area garage in cui Abderrahim è morto è tornata a popolarsi di poliziotti e carabinieri. Gli agenti della squadra mobile e i militari del Ris, coordinati in loco dal procuratore capo Paolo Guido, dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi e la pm Francesca Arienti, a partire dalle 10 hanno infatti compiuto per un paio d’ore tutta una serie di accertamenti e rilevazioni tese a ricreare una sorta di scena e ’film’ della tragedia. Il procuratore e i magistrati al Pilastro
Ricostruire in tre dimensioni lo stato dei luoghi
In particolare, l’accertamento voluto dalla procura e affidato in questo caso al Ris di Parma è volto a ricostruire in tre dimensioni lo stato dei luoghi in cui si è consumato l’ammanettamento di Fakir. Il tutto tramite il ricorso a un drone e a un laser scanner utilizzato dagli specialisti dell’Arma per mappare tutti i punti di interesse e ricreare sul campo la scena in cui il 42enne ha perso la vita.
L’obiettivo? Ricostruire un istante dopo l’altro la cronologia dei fatti








