Nuovo passo nell’inchiesta sulla morte di Daniela Ruggi. Al Labanof di Milano sono iniziati gli esami sui resti della 31enne. La legale della famiglia riferisce di aver visto la coppa sinistra del reggiseno “lacerata in modo netto e deciso”, un elemento ora al vaglio degli investigatori.

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Nuovo passaggio nell'inchiesta sulla morte di Daniela Ruggi. A oltre un anno e mezzo dalla scomparsa della 31enne di Vitriola di Montefiorino e dal ritrovamento dei suoi resti in un rudere, sono iniziati a Milano gli accertamenti tecnici irripetibili destinati a fare luce sulle cause della morte. Un passaggio ritenuto cruciale dagli investigatori, chiamati a stabilire se la donna sia stata vittima di un omicidio, di un incidente o di altre cause.

Gli esami sono stati avviati al Labanof, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell'Università degli Studi di Milano diretto da Cristina Cattaneo, che coordina gli accertamenti insieme all'équipe che aveva già seguito il recupero dei resti, avvenuto il 28 maggio scorso nella Torre di Pignone. Alle operazioni ha assistito l'avvocata Deborah De Cicco, legale del fratello della vittima, Alberto Ruggi, mentre le consulenti della famiglia, la genetista Marina Baldi e il medico legale Sara Mantovani, erano collegate da remoto. Quella svolta oggi è stata una prima fase di catalogazione dei reperti ossei e degli indumenti recuperati insieme al corpo. Gli approfondimenti proseguiranno l'8 settembre al Labanof e l'11 settembre al Ris dei carabinieri di Parma, dove saranno analizzati anche gli altri reperti sequestrati nella torre, tra cui bicchieri, bottigliette e oggetti riconducibili a un apparente bivacco. Resta invece ancora da fissare la data dell'esame tecnico sul telefono della donna.