Nelle motivazioni della sentenza la Cassazione spiega come Costantino Bonaiuti ha avuto dei comportamenti che riconducono alla premeditazione. Come le telefonate insistenti e la scelta di incontrare Martina Scialdone con una pistola.
Martina Scialdone
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Elementi importanti sul comportamento di Costantino Bonaiuti sono stati trascurati, mentre erano "sintomatici" di ciò che è accaduto. È parte delle motivazioni con le quali la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla procura generale rispetto alla caduta in secondo grado di giudizio dell'aggravante della premeditazione nel processo che vede l'ex, condannato per omicidio della trentaquattrenne Martina Scialdone.
I giudici ne hanno infatti riconosciuto le attenuanti generiche, trasformando la pena dell'ergastolo a ventiquattro anni e otto mesi di carcere. Gli ermellini hanno disposto dunque l'Appello bis per l'ingegnere e sindacalista sessantatreenne ad aprile scorso. L'avvocata è stata uccisa a colpi di pistola dall'ex fuori da un ristorante in via Amelia al Tuscolano a Roma davanti a suo fratello, intervenuto per aiutarla il 13 gennaio 2023. Bonaiuti è a processo per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e abietti rappresentati dalla gelosia, dall'aver agito contro una persona a lui legata da relazione affettiva. Processo d'Appello bis per l'aggravante della premeditazione I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Roma hanno fatto cadere l'aggravante della premeditazione, riconoscendo le attenuanti generiche. Ma la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla procura generale, disponendo un processo d'Appello bis, proprio relativamente al riconoscimento dell'aggravante. Per i giudici della Cassazione infatti "sono stati trascurati plurimi sintomatici elementi" relativi all'aggravante della premeditazione. In primo grado Bonaiuti è stato condannato all'ergastolo con l'aggravante della premeditazioni, poi caduta in Appello a luglio del 2025.






