Gli Stati Uniti sono intervenuti a sostegno dello yen, la valuta del Giappone. Ad annunciarlo è stato Donald Trump, definendo la mossa un “segno di amicizia” e parlando di “ottimi rapporti” con il Paese nipponico. L'azione, attuata da Washington e Tokyo in modo congiunto, è avvenuta per la prima volta dopo quasi trent'anni. “La loro valuta si sta indebolendo e volevano un piccolo aiuto, noi ci siamo sempre per il Giappone” perché “è stato molto corretto nei nostri confronti, fatta eccezione, ovviamente, per Pearl Harbor", ha dichiarato il tycoon.

L'intervento congiunto Usa-Giappone

Come ha riferito il Financial Times, citando fonti informate, nei giorni scorsi la Federal Reserve Bank di New York ha compiuto l'insolita mossa di vendere euro per acquistare yen, agendo per conto del Tesoro Usa. L'intervento è giunto dopo che a luglio lo yen è sceso a quota 163,24 contro il dollaro, ai minimi dal 1986, sotto la pressione dei tassi di interesse americani più elevati, dell'aumento dei prezzi del petrolio e di persistenti deflussi di capitali. Secondo le stime degli analisti citati dal quotidiano della City, l'intervento del Giappone potrebbe aver raggiunto un totale di 8.450 miliardi di yen (52,8 miliardi di dollari). Stando alle stime del Nikkei, il quotidiano economico di Tokyo, l'importo sarebbe compresa tra i 6.000 e i 7.000 miliardi di yen. Trump ha poi ribadito che gli Usa trarrebbero un "beneficio finanziario" dall'iniziativa con Tokyo, che è "positiva anche per l'economia mondiale", precisando che tuttavia che "si è trattato, più di ogni altra cosa, di un segno di amicizia".