Con un colpo di coda inatteso, poche ore prima del rompete le righe agostano, la Commissione europea ha spezzato il mood ormai orientato al pessimismo riguardo le Gigafactory UE per l’intelligenza artificiale. Annunciate in pompa magna da Ursula von der Leyen nella conferenza internazionale sull’IA organizzata da Emmanuel Macron a Parigi nel febbraio del 2025 e poi inserite come uno dei piatti più succosi dell’AI Continent Plan pubblicato dalla Commissione nell’aprile dello scorso anno, il progetto ha rischiato di arenarsi dopo la prima call informale lanciata lo scorso anno per sondare l’interesse del mercato. Ben 76 risposte erano allora approdate sul tavolo della Commissione. Più di quanto ci si aspettava anche se la natura non vincolante delle offerte ha reso ovviamente l’esercizio più facile.

In effetti, è stata proprio l’ambizione finanziaria dell’iniziativa a rappresentare il principale freno al suo veloce dispiegamento. In particolare su due versanti: quello della Commissione europea che con gli annunci di inizio 2025 aveva gettato il cuore oltre l’ostacolo, trovandosi nella necessità di trovare tra le pieghe del bilancio pluriennale UE in via di scadenza nel 2027 risorse non ancora impegnate e dall’altro di non potere fare ancora affidamento sul budget successivo, ancora in una fase negoziale preliminare con uno scontro furibondo in atto tra i paesi frugali, guidati dalla Germania, e altri, tra i quali l’Italia, più di manica larga ma con la priorità principale di recuperare le risorse sottratte alla coesione e all’agricoltura.