La testimonianza al quotidiano Infobae del passeggero salito a bordo dello stesso velivolo una settimana prima. Intanto proseguono le procedure per identificare i 7 italiani morti. La serie di incidenti: oltre 30 morti in 15 anni
«Quando ho saputo dell’incidente ho provato un turbinio di emozioni. Ho pensato subito che sarebbe potuto capitare a me e ai miei genitori». A parlare al quotidiano peruviano Infobae è Antonio López, cittadino spagnolo residente in Perù, che ha raccontato di aver volato appena una settimana prima sullo stesso aereo precipitato sabato 1 agosto nei pressi di Nazca durante un volo turistico. López aveva scelto l’escursione aerea insieme ai genitori per ammirare dall’alto le celebri Linee di Nazca. L’esperienza, ha spiegato, si era svolta senza alcun apparente segnale di pericolo. «In aeroporto era tutto tranquillo. Ingresso, controlli di sicurezza e imbarco si sono svolti normalmente. Ci avevano detto che quegli aerei erano tra i più sicuri, modelli del 2020-2021. Non avremmo mai potuto immaginare che qualcosa potesse andare storto».
Il racconto del cittadino spagnolo
Una volta a bordo, il passeggero aveva però notato alcune differenze rispetto ai voli di linea. «Ti rendi conto che non sei su un grande aereo commerciale. È un velivolo molto più semplice, con infrastrutture e sedili essenziali, ma appare perfettamente funzionante. Non hai motivo di sospettare nulla». L’aspetto che più lo aveva colpito era invece l’assenza di istruzioni di sicurezza prima del decollo. «Non viene fornita alcuna spiegazione su cosa fare in caso di emergenza. Ti dicono soltanto di allacciare le cinture e ti augurano buon viaggio». Durante il volo, López ricorda anche alcuni momenti di forte turbolenza. «Sapevamo dei famosi venti di Paracas, noti per essere violenti e imprevedibili. A un certo punto l’aereo ha iniziato a oscillare e, anche se tutti cercavano di mantenere la calma, si rideva per il nervosismo. Per qualche istante fa davvero paura».










