Uno striscione raffigurante il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e recante messaggi, esposto di fronte ai missili balistici Zolfaghar e Zolghadr in Piazza Azadi a Teheran (Getty Images)
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Trump frena l’assalto finale all’Iran, affermando che sono stati gli ayatollah a fermarlo. Ma Teheran lo punge: «Si trova a corto di missili». Il Pentagono ribatte ma è costretto ad ammettere che è necessario produrre nuovi intercettori.
Il possibile esaurimento delle scorte di missili intercettori americani diventa uno dei principali elementi di scontro nella crisi tra Stati Uniti e Iran. Mentre il Pentagono smentisce di trovarsi in difficoltà operative, Teheran sostiene che proprio il consumo di una parte significativa dei sistemi di difesa aerea avrebbe spinto Donald Trump a rinunciare a un nuovo attacco contro la Repubblica islamica.
Sullo sfondo restano le trattative sullo Stretto di Hormuz e una guerra di dichiarazioni che propone versioni completamente opposte degli stessi eventi. A rilanciare il tema è stato il portavoce del quartier generale Khatam al-Anbiya, Ebrahim Zolfaghari, secondo il quale Trump non avrebbe sospeso l’operazione militare su richiesta dell’Iran, ma perché gli Stati Uniti avrebbero ormai consumato una parte rilevante delle proprie capacità di difesa aerea nella regione. «Sia noi sia voi conosciamo il vero motivo», ha scritto su X, aggiungendo che Washington «non avrebbe mai dovuto mettersi contro l’Iran».















