I massicci raid annunciati nel weekend contro l’Iran non ci sono stati. Donald Trump sostiene di averli sospesi dopo le pressioni di alleati del Golfo e mediatori, più propensi alla diplomazia che alla guerra, convinti che “c’è un accordo su Hormuz” e “ci sarà un patto sulla denuclearizzazione”, nell’ambito di “colloqui che riprenderanno” con Teheran già “nel pomeriggio”. Lo stop è maturato dopo le conversazioni avute con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Iran che, ha ricostruito il presidente Usa, parlando con i media sull’Air Force One, di ritorno domenica sera dal suo campo da golf nel New Jersey. Dopo l’annuncio, il prezzo del petrolio è in forte calo. Il Wti è in calo del 5,88% e viene scambiato sotto gli 80 dollari, a 79,75 dollari al barile. Il Brent cede il 5,03% a 83,51 dollari al barile.
La Repubblica islamica, ha detto il capo della Casa Bianca, “sapeva che l’attacco americano in cantiere “sarebbe stato il più grande dalla Seconda Guerra Mondiale, sarebbe stato disastroso. Credo il Paese non sarebbe stato nemmeno ricostruibile“, ma “lo scopo non è uccidere, ma un accordo”. Quindi, “quando sento dire un accordo riguardante lo Stretto di Hormuz e, in ultima analisi, la denuclearizzazione, mi dico: vogliamo davvero procedere?”, ha osservato ancora il tycoon. “Perché la gente muore, muoiono in tanti. E noi non vogliamo questo. Quindi ce l’hanno chiesto loro – l’Iran nello specifico, ma anche gli altri tre: ‘Cosa preferireste fare?’ Preferireste che lo facessimo o no? Hanno risposto: “Preferiremmo di gran lunga un’intesa piuttosto che un attacco, perché non si sa dove possano portare queste iniziative”.











