Ambrogio

Mario Alberto Marchi

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Il trasporto pubblico locale è la voce che più di ogni altra ha cambiato la fisionomia del bilancio milanese. Nel 2019 il servizio costava 824,6 milioni; le previsioni per il 2026 lo collocano a 977 milioni, ai quali l’assestamento aggiunge i 77 deliberati a luglio. La progressione è stata regolare e senza inversioni: 843 milioni nel 2022, 878 nel 2023, 924 nel 2024, 963 nel 2025. L’apertura della M4 e l’estensione del servizio spiegano una parte della curva, l’energia e il rinnovo dei contratti il resto.

Il punto critico, però, non sta nel costo complessivo: sta nella sua composizione. La copertura esterna è ferma. La vendita dei titoli di viaggio vale 400 milioni, il 41 per cento della spesa; il Fondo nazionale trasporti ne porta 263,8. In totale 663,8 milioni, cioè meno di quanto le stesse due fonti garantivano nel 2019, quando il servizio costava centocinquanta milioni in meno. Il differenziale lo mette il Comune, e la sua crescita è la vera notizia dell’ultimo settennio: dai 125 milioni del 2019 ai 313 previsti per quest’anno. Un aumento del 150 per cento a fronte di un costo del servizio salito di meno di un quinto.