| 3 Agosto 2026 13:03 |

3 minuti per la lettura

(Adnkronos) – C’è un intervallo decisivo in ogni emergenza: quello tra il momento in cui accade un evento critico e quello in cui i soccorritori riescono a ottenere un quadro sufficientemente chiaro della situazione. Sono minuti nei quali, si legge in una nota, la persona coinvolta potrebbe non essere in grado di parlare, indicare con precisione dove si trovi o comunicare informazioni essenziali sulle proprie condizioni. Allo stesso tempo, smartphone, dispositivi indossabili, sensori e sistemi di geolocalizzazione potrebbero già disporre di dati utili, ma non di un processo capace di raccoglierli, ordinarli e renderli immediatamente utilizzabili. Da questa esigenza nasce ‘AI-h – Method for Detecting an Accident’, il processo di Emergency Intelligence ideato da Paola Cerri per ridurre il vuoto informativo che caratterizza i primi minuti di un’emergenza. L’idea alla base di AI-h è semplice: il problema non è sempre la mancanza di dati, ma la loro frammentazione. Parametri vitali rilevati da smartwatch o smart ring, geolocalizzazione Gps e satellitare, informazioni sanitarie essenziali, segnali provenienti dallo smartphone, da sensori o da sistemi installati sui veicoli possono esistere separatamente, senza però comporre un quadro unitario.