La quota dello zero termico si è mantenuta frequentemente tra 4.800 e oltre 5.000 metri dalla seconda metà di giugno, mentre sull’intero arco alpino le temperature hanno registrato anomalie generalmente comprese tra +2°C e +4°C rispetto alla media climatica 1991-2020. Caldo precoce, siccità primaverile e ridotto innevamento residuo stanno accelerando la fusione di neve e ghiaccio anche alle quote più elevate. Solo l’Adamello, il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane, ha perso circa 12 milioni di metri cubi d’acqua nell’ultimo anno: la stima arriva direttamente dalla Fondazione glaciologica italiana ed è stata presentata durante l’anteprima della settima edizione di Carovana dei ghiacciai, la campagna internazionale di Legambiente che dal 17 agosto al 3 settembre tornerà a monitorare i ghiacciai alpini in Italia e all’estero.

«Il quadro dei ghiacciai italiani nel 2025 conferma una tendenza ormai consolidata: la quasi totalità dei circa 900 ghiacciai alpini censiti presenta bilanci di massa negativi, con oltre il 90% ridotto a una superficie inferiore a 0,5 chilometri quadrati – dichiara Valter Maggi, presidente della Fondazione glaciologica italiana – L’Adamello ne è l’esempio più evidente, con una perdita stimata di circa 12 milioni di metri cubi d’acqua nel corso dell’ultimo anno. Sono dati che descrivono non un’anomalia, ma un processo di regressione ormai strutturale legato al riscaldamento climatico in atto».