Dal 2006 oltre 307mila euro hanno finanziato la ricerca scientifica e sino al 2025 sono stati raccolti più di 1,6 milioni di euro per progetti sanitari che hanno sostenuto non solo la cura di piccoli malati onco-ematologici. Dietro ai numeri c’è la forza di Maria Teresa e Michele Lupo che hanno trasformato il dolore più grande, e il sorriso del figlio Gian Franco sconfitto dalla Leucemia linfoblastica a 11 anni, in solidarietà senza confini.

L’ultimo progetto che ha beneficiato dell’impegno generoso di questa famiglia di Pomarico, che il presidente Mattarella ha celebrato con un’onorificenza al merito della Repubblica nel 2021, è una ricerca del prof. Pellegrino Musto, Ordinario di Ematologia nel Dipartimento di Medicina di Precisione e Rigenerativa e Area Ionica dell’Università di Bari, appena pubblicata sul British Journal of Hematology. «Abbiamo utilizzato i 10mila euro che ci ha donato l’associazione Gian Franco Lupo per uno studio su pazienti che ricevono terapie immunosoppressive o biologiche per patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus o la rettocolite ulcerosa, e che hanno anche una seconda patologia, denominata Gammopatia monoclonale di significato indeterminato o Mgus. Generalmente del tutto asintomatica, è tuttavia in grado di trasformarsi in una neoplasia aggressiva: il mieloma multiplo. La ricerca – spiega l’ematologo del Policlinico barese - voleva capire se la riduzione della risposta immunitaria indotta dal trattamento immunosoppressivo necessario per le patologie autoimmuni impattasse negativamente sulla gammopatia. Analizzando una quarantina di pazienti abbiamo tuttavia verificato che chi prende farmaci che agiscono riducendo l’attività del sistema immunitario per una malattia autoimmune, non rischia di facilitare l’evoluzione della concomitante patologia ematologica».