Compie cinquantun anni quella che è sicuramente la Comune più nascosta, selvaggia, suggestiva che ci sia in Italia. Circondata da castagni secolari in zona abbandonata della Val d’Ossola, è veramente difficile da raggiungere. E ha un nome curioso: Mario.

Parla della scoperta di questo incredibile posto e della sua trasformazione in un luogo aperto in cui sognare, parlare, fare progetti, amarsi e litigare, Sergio Bianchi, protagonista della scena politica alternativa anni 70-80 e oggi editore, dedicando a Mario un capitolo del suo romanzo Aggrappàti al cielo (ed. Milieu) che spiega a chi c’era, a chi non c’era, a chi pur essendoci ha letto e voluto capire solo quello che la stampa ufficiale raccontava, i progetti e le lotte di una parte della sua generazione: «Dobbiamo metterli sotto una pressione sociale politica culturale quotidiana … Quelli che per mestiere e per natura intimoriscono il prossimo intimoriscono chi sta sotto intimoriscono chi lavora … Noi siamo arroganti e violenti perché siamo più intelligenti e colti … Noi siamo l’assalto al cielo. Noi siamo gli autonomi».

Innamorati in quel momento di Robert Walser e del resoconto dei suoi vagabondaggi nei boschi e campagne svizzere, Sergio e Kiki cominciano, nei fine settimana, a fare lunghe escursioni nella parte meno abitata, più impervia della Val d’Ossola. Un giorno incontrano un ragazzino che bada a una piccola mandria di mucche. Ci parlano, lui risponde diffidente, a monosillabi, poi si apre e racconta. Racconta che bada alle mucche perché i suoi sono impegnati in altri lavori, che quando cala il sole porta le mucche nella stalla di casa che sta in un borgo più in basso, che lì non c’è corrente elettrica e solo l’acqua di una fontana al centro di una piazzetta, che la zona è disabitata da anni e il padre ha piano piano comprato alcune di quelle baite. Chiedi a tuo padre se possiamo vederle? Forse possiamo comprarne una.