Si vede che è arrivato il mese di agosto. Mark Russinovich, CTO di Microsoft Azure, creatore della suite Sysinternals e tra i massimi esperti del funzionamento interno di Windows, ha trovato il tempo per trasformare Paint in una sorta di display virtuale sul quale giocare a Doom. Non si tratta però dell’ennesimo port dello storico, indimenticabile e indimenticato titolo id Software: il motore gira all’esterno dell’applicazione, mentre ogni fotogramma passa attraverso la clipboard di Windows e finisce sul canvas come una normale operazione di incolla. Il risultato raggiunge fino a 35 fps, la stessa frequenza con cui il Doom originale aggiorna la logica di gioco.

Doom risale al 1993 e occupa una posizione particolare nella cultura informatica. Il codice sorgente del motore, pubblicato da id Software nel 1997, ha favorito porting su console, calcolatrici, fotocamere, lettori multimediali e dispositivi che difficilmente assoceremmo a un videogioco. Il DoomPaint di Russinovich (repository GitHub) segue la stessa tradizione, ma con una differenza importante: non porta il motore dentro Paint. Usa invece l’applicazione Microsoft come una sorta di monitor estremamente inefficiente, alimentato attraverso la clipboard di Windows.