Le luci si abbassano, il brusio del pubblico si spegne e il Teatro Romano di Mérida torna a fare ciò per cui era stato costruito oltre duemila anni fa: raccontare storie. Sul palcoscenico va in scena Bacanal, una rilettura contemporanea del mito greco. Alle spalle degli attori si staglia il grande colonnato romano, immobile da venti secoli. Sopra, il cielo limpido dell’Estremadura. Per un momento diventa difficile distinguere dove finisca l’archeologia e dove cominci il teatro. È questa la magia di Mérida.

In questa città della parte sud-occidentale della Spagna il passato non è una scenografia, ma una presenza viva. I monumenti non sono soltanto testimonianze da conservare: continuano a svolgere la funzione per cui sono nati. Il teatro ospita spettacoli, il ponte romano viene attraversato ogni giorno da cittadini e pellegrini, le piazze si animano attorno ai resti dell’antica Augusta Emerita. In poche città europee la storia riesce ancora a dialogare con il presente con tanta naturalezza.

Teatro Romano di Mérida (Foto di Eleonora Giovinazzo)

Fondata nel 25 a.C. dall’imperatore Augusto come colonia per i veterani delle guerre cantabriche, Augusta Emerita divenne presto la capitale della Lusitania, una delle province più importanti dell’Impero romano. Oggi conta poco meno di 60 mila abitanti, praticamente gli stessi che gli storici attribuiscono alla città in età imperiale. La differenza è che, nel frattempo, ogni civiltà ha lasciato qui la propria impronta.