HomeBolognaSportDiouf, una lunga estate per ripartire. Niente azzurro per il centro VirtusMomo deve recuperare gli acciacchi di mille battaglie. E si prepara a diventare uno dei leader del gruppoUn’immagine curiosa di Momo Diouf, classe 2001, pivot della Virtus (Ciamillo)Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciIn una Virtus che ha cambiato volto, ci sono alcune certezze dalle quali ripartire. Una di queste è Momo Diouf. Il centro azzurro si appresta a vivere quella che potrebbe essere la stagione della definitiva consacrazione in bianconero, chiamato ad assumersi responsabilità sempre maggiori all’interno di una squadra rinnovata. Non soltanto sul parquet, ma anche nello spogliatoio. Con il solo Daniel Hackett ad avere una maggiore esperienza europea rispetto a lui, Diouf diventerà uno dei punti di riferimento. Una leadership che non passa dalle parole, ma dall’esempio quotidiano. Negli ultimi anni il lungo classe 2001 ha costruito la propria credibilità con il lavoro, migliorando fino a diventare un elemento imprescindibile delle rotazioni della Virtus e conquistando, parallelamente, uno spazio anche in Nazionale.

La fiducia del club è arrivata nero su bianco qualche mese fa, con il rinnovo di contratto accompagnato da un adeguamento economico. Un investimento importante, che certifica quanto la società creda nelle qualità tecniche e umane del numero 35. Perché oltre ai progressi in campo, è evidente la capacità di fare gruppo. È anche per questo che Diouf sarà chiamato a facilitare l’inserimento dei tanti volti nuovi arrivati sotto le Due Torri. Lo ha fatto un anno fa con Aliou Diarra, accompagnandolo nei primi mesi in bianconero e aiutandolo a prendere confidenza con un ambiente diverso da quello che aveva conosciuto fino a quel momento. Adesso toccherà a Kevin Kokila. Il francese di passaporto angolano completerà un reparto centri che presenta una curiosità tutt’altro che banale: Diouf, Diarra e Kokila sono tutti classe 2001 e condividono la lingua francese. Un dettaglio che potrebbe accelerare la nascita di un’intesa dentro e fuori dal campo, rendendo ancora più semplice l’inserimento dell’ultimo arrivato e favorendo quella chimica che spesso fa la differenza durante una stagione.