di
Alessio Di Sauro
In centinaia alla camera ardente per salutare e ricordare il «sacerdote degli ultimi». Tra i visitatori anche il leader dei Pooh, Roby Facchinetti: «Le persone così speciali non dovrebbero mai morire»
Una processione composta, commossa, dinanzi alla mensa al Parco Lambro dove ogni giorno pranzava con i ragazzi della sua comunità e che adesso è diventata meta di pellegrinaggio per un ultimo saluto, un ultimo «ciao», quelle quattro lettere che don Antonio Mazzi amava al punto da desiderare fossero incise nella sua bara. Sono stati in centinaia a tributare l’ultimo saluto al «sacerdote degli ultimi» e fondatore di Exodus, scomparso il 31 luglio a 96 anni, nell’ultimo giorno di apertura della camera ardente che ha visto sfilare volontari, ex ospiti, autorità e semplici cittadini: tutti a rendere omaggio al feretro, sormontato da una fotografia che immortala il prete sorridente, gli occhi verso il cielo ad accompagnarne un messaggio che è insieme didascalia e eredità spirituale: «I sogni sono sempre giovani». Una commemorazione che proseguirà nella giornata di lunedì, per la quale il Comune ha proclamato il lutto cittadino: i funerali si celebreranno alle 15 nella basilica di Sant’Ambrogio. A presenziare anche il sindaco Beppe Sala, mentre la Diocesi sarà rappresentata dal vicario generale Franco Agnesi: farà le veci dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, in visita in Brasile ai missionari ambrosiani, impossibilitato a prendere parte alle esequie, che ha comunque voluto manifestare la propria vicinanza. In un messaggio dal Sudamerica, Delpini ha tratteggiato infatti un ricordo in grado di ripercorrere le mille tappe dell’esistenza del prete di strada che 42 anni fa diede vita alla «comunità delle carovane» per offrire una seconda opportunità alle vittime di tossicodipendenza e disagio.










