«Sono stata fortunata. Sono uscita dall'incidente con ferite non gravi ma non riesco a non pensare a quello che ho visto oggi. Sembrava la fine del mondo». Francesca è su una delle tantissime barelle sistemate nel pronto soccorso dell'ospedale di Terni accanto ad altri feriti della strage lungo la superstrada Terni-Rieti. In sei hanno perso la vita, una quarantina i feriti alcuni dei quali in condizioni disperate.
Al pronto soccorso del "Santa Maria" è un viavai di ambulanze che trasportano undici dei feriti, e tre sono gravissimi. Il cuore di uno di loro purtroppo si ferma poco dopo in ospedale. «Per uno di loro purtroppo non c'è stato nulla da fare, è la sesta vittima di questa strage» conferma Giorgio Parisi, direttore del Dipartimento di emergenza urgenza del "Santa Maria".Al pronto soccorso di Terni, per gestire una situazione che ha contorni drammatici, sono rientrati medici e infermieri, anche quelli che non erano in pronta reperibilità. Ci sono chirurghi pronti ad andare nelle sale operatorie per chi deve essere sottoposto ad intervento.C'è anche la psicologa che da un'ora sta supportando i feriti e che tenta di dare conforto a chi purtroppo ha perso un padre, un marito. A lei e al personale sanitario del pronto soccorso tocca il compito di rispondere alla domanda di una donna e di sua figlia, che chiedono notizie sulle condizioni del congiunto rimasto ferito nella strage al confine tra Umbria e Lazio. L'uomo purtroppo è una delle quattro persone decedute sul colpo per le gravissime lesioni ma loro non possono saperlo.I corpi sono ancora nei mezzi distrutti sulla Terni-Rieti, in attesa che arrivi il magistrato per i rilievi e poi per dare il nulla osta alla rimozione delle salme: «Non è stato semplice trovare le parole giuste per comunicare alla moglie e alla figlia dell'autista del bus che purtroppo per lui non c'è stato nulla da fare» dice Giorgio Parisi.Undici i feriti trasportati a Terni con altrettante ambulanze. Per un uomo purtroppo non c'è stato nulla da fare, troppo gravi le ferite riportate in seguito al terribile impatto tra i mezzi. Dentro al pronto soccorso ci sono altri due codici rossi e sono in condizioni molto critiche e il personale si mobilita per tentare il possibile. Minuti infiniti Quattro le persone policontuse ricoverate con codice arancione. C'è anche una bimba di soli quattro anni. Era nella macchina guidata da sua mamma, negli occhi ha ancora il terrore per quello che è stata costretta a vedere. Minuti infiniti ad attendere i soccorsi in arrivo da Terni. Chiudono la lunga lista dei feriti arrivati al pronto soccorso ternano un codice azzurro e due verdi, persone che hanno riportato contusioni o hanno avuto corpi estranei nell'occhio per le schegge impazzite partite dai mezzi dopo il terribile impatto tra il bus e il camper che poi ha coinvolto anche altre tre vetture.Sconvolti anche i pazienti che sono in sala d'attesa per essere visitati: «Mi sono sentito poco bene forse per il caldo e sono venuto qui in attesa di una visita quando sono cominciate ad arrivare le ambulanze con i feriti - racconta Alberto, sessant'anni. C'era gente che piangeva, solo dopo ho capito che erano i parenti di chi non ce l'ha fatta a sopravvivere a questa strage della strada. Una tragedia immane». Dentro alle sale del pronto soccorso medici, infermieri, operatori sociosanitari corrono da una parte all'altra per tentare di tamponare una situazione che è fuori dall'ordinario. C'è anche il direttore generale Andrea Casciari, arrivato poco dopo l'incidente per coordinare le procedure dell'azienda "Santa Maria" e dare supporto, anche morale, al personale al lavoro. Con lui c'è Massimo Rizzo, dirigente medico della direzione medica di presidio: «È difficile anche per noi oggi - dice il dg Casciari - non ci sono parole per rappresentare una tragedia del genere». Quella di ieri al pronto soccorso ternano è stata la prima prova del nuovo piano di emergenza regionale che scatta di fronte a eventi con molti feriti e vittime. Un piano coordinato che serve ad evitare che si intasi un solo presidio ospedaliero: «I feriti sono stati distribuiti tra Terni, Perugia, Foligno e Roma e anche le ambulanze sono state gestite in modo da non lasciare sguarnito del 118 alcun luogo - spiega Giorgio Parisi. In venti minuti sono rientrati al lavoro colleghi e colleghe e intorno ai feriti erano a disposizione due equipe composte da dieci persone tra medici e infermieri».Fuori dalle sale del pronto soccorso, in sala d'attesa, c'è un ragazzo di vent'anni che chiama la sorella rassicurandola: «Tranquilla, mamma sta abbastanza bene ci ho parlato. Forse solo una frattura ma niente di grave per fortuna». Nel frattempo una decina dei feriti meno gravi e subito dimessi hanno trovato ospitalità in un albergo di Terni, molti di loro hanno parenti ricoverati in gravi condizioni.












