Per molto tempo sono stati associati ai boschi, alla montagna e a poche settimane d’estate. Oggi mirtilli, lamponi, more e ribes occupano stabilmente i frigoriferi dei supermercati, venduti in vaschette pronte da aprire e consumare. Dietro questa apparente semplicità si trova una delle trasformazioni più rapide dell’ortofrutta italiana.

I dati YouGov diffusi da Italian Berry indicano che nel 2025 la spesa delle famiglie per mirtilli, lamponi, more e ribes ha superato i 320 milioni di euro, crescendo del 35 per cento. I volumi acquistati sono aumentati del 41 per cento. Nel primo trimestre del 2026, secondo CSO Italy, la crescita è proseguita con un ulteriore aumento del 35 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il protagonista di questa espansione è il mirtillo. Nel 2025 gli acquisti domestici italiani hanno sfiorato le 20 mila tonnellate, per una spesa vicina ai 250 milioni di euro. In sei anni i volumi sono più che triplicati e le famiglie acquirenti hanno superato quota 9,1 milioni. Ogni nucleo che compra mirtilli ne acquista ormai più di due chilogrammi all’anno, con una frequenza media salita da 5,3 occasioni nel 2020 a 7,5 nel 2025.

A cambiare è anche il frutto: non stiamo mangiando gli stessi frutti di dieci anni fa. Le preferenze del pubblico entrano direttamente nei programmi di miglioramento varietale, cioè nei processi attraverso i quali ricercatori e aziende incrociano e selezionano piante con caratteristiche considerate desiderabili. Il progetto europeo BreedingValue ha studiato fragole, lamponi e mirtilli combinando analisi genetiche, chimiche e sensoriali. Ha inoltre sviluppato protocolli comuni per individuare gli attributi capaci di influenzare il gradimento e la disponibilità a pagare.