Facile dire: provare un’auto. E forse con un’auto elettrica è ancora più difficile, perché ci sono molti particolari che su questo tipo di automobili e in tempi ristretti è difficile riscontrare e perché – molto banalmente – c’è meno tempo per guidare, osservare e riflettere. Per questo poter avere a disposizione una Toyota C-HR+ è un privilegio raro anche per chi prova decine e decine di vetture ogni anno.

Per far capire di che cosa parliamo diciamo subito che non si tratta della C-HR che tutti conosciamo, in opzione ibrida full o plug-in, ma di un’elettrica che la affianca con uno stile che la accomuna con un andamento diverso dei volumi, maggiore equilibrio e anche proporzioni più da coupé grazie al lunotto fortemente inclinato. Un insieme sicuramente meno estremo, più elegante e nettamente più aerodinamico (cx di 0,26 contro 0,32) con dimensioni superiori (4,52 metri contro 4,38) e anche in grado di offrire al proprio interno più spazio, sia per passeggeri (grazie ad un passo di 2,75 metri contro 2,60), sia per i bagagli (416 litri contro 377).

La differenza vera tuttavia è sotto la pelle e non solo per il sistema di propulsione. La C-HR infatti nasce sulla piattaforma TNGA-C e la “+” invece sulla E-TNGA, ovvero sulla variante della famiglia specifica per auto che non utilizzano motori a scoppio. L’associazione nel nome è arrivata dopo un ripensamento generale sulla strategia delle denominazioni. Si era partiti con l’idea di utilizzare il prefisso bZ seguito da un numero, ma si è pensato che, invece di puntare alla rivoluzione, è meglio sfruttare la forza dei nomi e di quei modelli che godono di notorietà sul mercato. Dunque prepariamoci ad un futuro in cui vedremo Yaris+, Corolla+ o RAV4+ elettriche che affiancano quelle ibride.