Secondo l’antropologa, «le donne sono state l’elemento cruciale delle comunità alpine. Rispetto alle coetanee borghesi, le ragazze alpine godevano di maggiore libertà di movimento. Ma questa libertà aveva un prezzo altissimo: il lavoro non finiva mai. Oggi le pressioni sociali restano forti»La montagna come luogo di resistenza, di sapere antico e di conflitto sommerso. E le donne come suo asse nascosto, motore silenzioso di economie, relazioni e trasformazioni sociali. Michela Zucca, antropologa e storica, fondatrice oggi dell’associazione Sherwood e un tempo della Rete delle donne della montagna, da anni studia il rapporto tra genere, comunità marginali e sviluppo sostenibile, soprattutto nell’arco alpino, con un’attenzione al ruolo dell’immaginario. Dalle sue ricerche sul campo eDiana LigorioClasse 1982, è autrice di docufilm per Rai, Sky, La7, alcuni scritti con Roberto Saviano, Carlo Bonini, Fabrizio Gatti, Attilio Bolzoni, Antonio Spadaro. L’ultimo docufilm, Io devo continuare, è stato nominato al Prix Europa 2024. Ha pubblicato il romanzo Mia e la voragine (TerraRossa), candidato al Premio Campiello Junior, e il romanzo Occhi di lupo, cuore di cane. La vita invisibile di un agente della DIA (Bompiani), menzione speciale al Premio Giornalistico Narrativo Nadia Toffa.
Michela Zucca: «Quando le donne vanno via la montagna muore socialmente. Ma la loro è una fuga culturale»
Secondo l’antropologa, «le donne sono state l’elemento cruciale delle comunità alpine. Rispetto alle coetanee borghesi, le ragazze alpine godevano di maggiore libertà di movimento. Ma questa libertà aveva un prezzo altissimo: il lavoro non finiva mai. Oggi le pressioni sociali restano forti»







