L'intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto sul mercato del lavoro diverso da quello prospettato nei mesi successivi alla diffusione di ChatGPT. Più che provocare una sostituzione su larga scala dei lavoratori, almeno nella fase attuale, la tecnologia sembrerebbe incidere soprattutto sulla dinamica salariale. È questa la conclusione di un white paper realizzato dagli economisti Sania Edlich e Torsten Slok per Apollo Global Management, secondo cui le professioni maggiormente esposte all'AI stanno registrando una crescita delle retribuzioni significativamente inferiore rispetto alle altre.

Lo studio ha preso in analisi il primo anno completo successivo alla diffusione di ChatGPT, prendendo come riferimento il 2023. Utilizzando i dati salariali del Dipartimento del Lavoro statunitense e confrontando undici professioni ad alta esposizione all'intelligenza artificiale con altre meno coinvolte, gli autori hanno rilevato che la crescita reale degli stipendi nelle occupazioni più esposte è risultata inferiore di 6,7 punti percentuali. Tra le professioni considerate figurano programmatori, addetti al servizio clienti e analisti finanziari.

Secondo le stime di Apollo, questo rallentamento avrebbe comportato una perdita complessiva di circa 28 miliardi di dollari all'anno per i lavoratori interessati. L'analisi evidenzia inoltre come gli effetti siano distribuiti in modo disomogeneo: le fasce di reddito più basse hanno registrato una contrazione della crescita salariale più marcata rispetto ai lavoratori con stipendi più elevati, alimentando il rischio di un ampliamento delle disuguaglianze economiche.