«Ho sempre desiderato essere padre. È un istinto che ho sentito dentro fin da ragazzo, un fuoco che non si è mai spento. Quando io e mio marito ci siamo conosciuti, abbiamo capito subito di avere lo stesso sogno: diventare genitori».Inizia a raccontare così la storia della sua famiglia un avellinese che quel sogno lo sta concretizzando. Attivista Lgbt e parte dell’associazione Apple Pie Arcigay Avellino, il 50enne ha affrontato un delicato e coraggioso percorso insieme all’uomo con il quale, nel 2023, si è unito civilmente. Dunque, sulla carta, una coppia omogenitoriale che ha ottenuto l’affidamento di un ragazzo. Di fatto, però, si tratta di due papà che, adesso, potranno riversare il proprio amore su di un adolescente che a sua volta non desiderava altro che avere il bene di una famiglia. Un incontro, quello che ha cambiato la vita di tutti e tre, che l’attivista vuole raccontare per informare altri che condividono il medesimo spirito di diventare genitori. Un esempio pure di speranza, il suo, che mantiene comunque la consapevolezza di dover affrontare altre battaglie, legali e pure contro i pregiudizi, per raggiungere tutti insieme una vita felice.

Prima ancora che di se stesso, infatti, il papà mette in primo piano il benessere del suo ragazzo, che prima di approdare ad Avellino viveva stabilmente in una comunità del Napoletano. Un bagaglio di esperienze difficili alle spalle, fino al raggiungimento dei 15 anni, quando una rete associativa gli ha fatto incontrare i due avellinesi.«È lui che ci ha scelto - dice il neo papà - e che avrà anche la possibilità di decidere per il suo futuro». L’istituto giuridico, vale a dire, è quello dell’affidamento temporaneo del minore, che in Italia è permesso sia ai single che a coppie etero e omogenitoriali. In merito, l'obiettivo del legislatore è stato quello di favorire i minori svantaggiati, promuovendone l’uscita dalle strutture affidatarie per dare loro, invece, una vera casa. «Legalmente - spiega il genitore affidatario - si chiama “accompagnamento alla vita”. Io e mio marito abbiamo passato anni a studiare e informarci, scoprendo delle possibilità che adesso vogliamo condividere. Allo stesso tempo però - ci tiene a rimarcarlo - serve tanta consapevolezza, perché ci si trova di fronte a dei bambini che, tra l’altro, hanno già affrontato dei percorsi di vita complicati. Perciò - rimarca - serve tanta responsabilità e sicurezza di ciò che si vuole e può fare».Tant’è che per avviare il percorso la coppia non soltanto ha studiato, ma ha anche seguito un corso e ottenuto un documento finale che certifica la loro appropriatezza ad accogliere un minore, mentre resta costante il dialogo con assistenti sociali, tutori e magistrati. Con la medesima tempra i due papà affronteranno i prossimi step in Tribunale che, nelle loro speranze, li porteranno a diventare prima i genitori con affido completo del ragazzo e, successivamente, gli adottanti. «Il Tribunale dei minori di Napoli è molto illuminato, infatti - spiega - è tra i pochissimi in Italia ad ascoltare direttamente la voce dei bambini, dai 10 anni di età in su». Ancora una volta, tuttavia, per le coppie omogenitoriali si presenta un paradosso legale. «Se l’affido ci viene concesso, questo non vale per l’adozione. Perciò - prosegue l’attivista - soltanto uno dei due potrà essere registrato come papà. Dopodiché sarà necessario un ricorso per farci riconoscere entrambi come suoi genitori». Mentre racconta si sentono in sottofondo gli schiamazzi giocosi del 15enne e del marito. «Perché non è la carne e il sangue ma il cuore - esclama l’uomo - a renderci genitori e figli».se.fi.