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Andrea Galli

Il 2 marzo 1994 l'elicottero della Guardia di finanza, con a bordo due militari, si inabissa a Est di Cagliari, in una zona nodo di traffici di armi e droga: sulla carcassa trovati segni di spari. Prima aveva incrociato un cargo, il cui equipaggio viene massacrato. L'armatore era di Monte di Procida, dove visse a lungo anche Raffaele Gelli

Alla lunga, ci si arriva. Una delle ultime case. Quasi in cima. Raffaele Gelli, figlio di Licio (il «maestro venerabile» della loggia massonica eversiva P2), principale complice di un’evasione dello stesso padre da un carcere nel 1983, poi gravato da milionari guai finanziari e di natura penale con l’ex moglie, ha vissuto qui. A lungo. Intere stagioni.Questa scoperta del Corriere in realtà è una coincidenza? Certo, per carità: in fondo il mistero dell’elicottero «Volpe 132» che interrogò anche l’esperto di «gialli di Stato», il nostro Andrea Purgatori, si sviluppa come una sequenza di coincidenze. Da trentadue anni.

Il Paese e l'AmericaLa «casa» di Gelli junior non è un albergo, non è un affittacamere, bensì la residenza privata di una signora, massima custode di segreti a cominciare dai propri, una degli undicimila abitanti di Monte di Procida. Provincia di Napoli, sulla strada dopo Pozzuoli e Bacoli. Un paese di resistenza alle trame camorristiche come vi fosse una barriera materiale per tener lontano i clan; un paese di cognomi uguali, di emigrazione verso l’America, di persone nate povere, divenute avventurieri di oceani, e puntuali, alla festa del patrono, nell’inviare donazioni pazzesche perché festa sia sul serio. Un paese di armatori proprietari di flotte e marinai ricercati sul mercato per la maestria. Erano di Monte di Procida sia l’armatore (Antonio Scotto di Santolo, la cui figlia s’è sposata con un manager di navi), sia il comandante, il primo e il secondo ufficiale presenti sul cargo che i quattro testimoni sulla terraferma sarda collegarono all’abbattimento, la sera del 2 marzo 1994, di «Volpe 132», l’elicottero della Guardia di finanza che si inabissò a mille metri di profondità, a est di Cagliari. Morti i piloti Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda; mai rinvenuti i corpi. Ebbene, a detta di quei testimoni il cargo stava proprio lì in acqua, nell’esatta zona di mare dove precipitò l’elicottero: il cargo dell’armatore e di metà equipaggio provenienti da Monte di Procida.