A oltre cinque mesi dall’inizio dei raid aerei degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che hanno dato il via al conflitto in Medio Oriente, Donald Trump torna a minacciare di colpire la Repubblica islamica «molto duramente». E «a un certo punto diranno: Non ne possiamo più», assicura. Gli attacchi, come riporta il Wall Street Journal, potrebbero iniziare prima della fine del weekend, e secondo indiscrezioni di Cbs, il blitz sarà condotto insieme a Israele, che è stato informato e si sta coordinando con gli Usa. Alcuni collaboratori della Casa Bianca, spiega la tv, hanno espresso forti obiezioni al piano durante la riunione di gabinetto di venerdì a Camp David. Stando a quanto ha riferito la Cnn, invece, non ci sono indicazioni che lo Stato ebraico parteciperà agli attacchi, e Abc News cita una fonte secondo cui i raid sono stati discussi con funzionari israeliani, ma non è ancora chiaro se l’Idf sarà direttamente coinvolto.Nel mirino ci sarebbero le infrastrutture energetiche iraniane, le centrali e le raffinerie, che Trump punta da tempo (la settimana scorsa ha promesso di distruggere un ponte o una centrale elettrica ogni volta che navi nello strategico Stretto di Hormuz verranno attaccate). Sempre secondo i media, il presidente non ha ancora dato il via libera alla campagna militare, ma le ambasciate statunitensi esortano i cittadini a «valutare la possibilità di lasciare» il Medio Oriente. «Gli americani presenti nella regione dovrebbero valutare la possibilità di andarsene, o essere pronti a farlo in caso di escalation», si legge in un avviso di sicurezza diffuso dalle missioni di Amman, Gerusalemme e Baghdad. Teheran, da parte sua, accusa Washington di alimentare «l’escalation», ed esorta gli alleati degli Stati Uniti nell’area a «riconsiderare la loro cooperazione». «Gli Usa si stanno rapidamente muovendo verso una guerra regionale totale, una strategia pericolosa mirata ad espandere il dominio sull’intera regione», afferma il capo del Comando centrale delle forze armate, Ali Abdollahi. E avverte che i Paesi che «faranno da scudo difensivo» agli Stati Uniti «bruceranno nelle fiamme della guerra». Mentre il presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, sostiene che la Repubblica islamica «ha vinto la guerra con gli Usa e Israele, ma dobbiamo consolidare questa vittoria. Il Paese deve avere speranza in un futuro luminoso». A Trump nelle scorse settimane sono state presentate varie opzioni, inclusa quella per una campagna aerea di due settimane.All’interno dell’amministrazione, però, ci sono secondo indiscrezioni forti divisioni che starebbero aumentando l’esasperazione del comandante in capo nei confronti del dossier iraniano, che vorrebbe chiudere rapidamente. Alleati e analisti sono preoccupati dal fatto che l’incapacità degli Stati Uniti di trasformare la loro superiorità militare in un cambiamento duraturo in Iran mostri una vulnerabilità che Russia e Cina accoglieranno con favore. La guerra sembra avviata verso una «sconfitta strategica», e per il New York Times, il conflitto ha lasciato Usa e Israele in una posizione di maggiore debolezza. Gli analisti ritengono che con il mutare degli obiettivi del tycoon, Washington sta perdendo credibilità sia sul piano militare sia sul piano diplomatico, rafforzando l’impressione che l’America sia divenuta uno strumento imprevedibile di disordine globale. I risultati della guerra sono finora una «perdita strategica e un imbarazzo», dice Robin Niblett, ex direttore del think tank Chatam House. Il quotidiano, nel frattempo, rivela che gli Stati Uniti hanno sganciato nei giorni scorsi una bomba da 900 chilogrammi su una casa a Qeshm Island, uccidendo marito, moglie e il loro bimbo di due anni. Il Nyt solleva domande su quale fosse l’obiettivo e perché sia stata usata una bomba di tale calibro, visto che la Mark-84 è una delle più grandi nell’arsenale americano.