di

Luigi Ferrarella

Il 31% dei lavori senza gara è concentrato appena sotto il tetto di legge (140 mila euro)

La corruzione in Italia è poco donna e molto impresa medio-grande, viaggia al ritmo di due rinvii a giudizio al mese, si tiene buono più un piccolo tecnico comunale che il sindaco o l’assessore, e pascola felice l’erba voglio dell’oasi di affidamenti diretti appena sotto soglia di gara: è la fotografia scattata dall’Anac-Autorità nazionale anticorruzione nel rapporto «Corruzione e appalti in Italia: analisi gennaio 2020 - maggio 2026», che aggiorna il precedente 2016-2019 e conclude il mandato del presidente Giuseppe Busia in scadenza a inizio settembre.

Tra prevenzione e repressioneIl vero valore dell’Anac, la prevenzione, in questa radiografia basata sui procedimenti penali comunicati non si vede, perché sta invece nei 5.773 pareri alle amministrazioni su 1.687 affidamenti di opere e servizi per oltre 2 miliardi e mezzo di euro di valore; e nelle 72 «misure straordinarie di gestione» ex post, cioè proposte dopo che un bubbone è scoppiato, e a quel punto finalizzate alla prosecuzione del contratto (già inquinato dalla corruzione) nell’interesse pubblico del completamento dell’opera, attraverso un regime di legalità «controllata». Invece il pallottoliere penale, nei rinvii a giudizio e arresti e sequestri comunicati al Nucleo della Guardia di Finanza in Anac, dal 1° gennaio 2020 al 15 maggio 2026 conteggia 141 procedimenti, quasi due al mese, istruiti da 100 Procure — capitanate da Roma (10), Napoli, Catania e Messina (8), Milano e Benevento (7), Palermo (6) — a carico di 944 imputati di 490 imprese e 212 stazioni appaltanti 530 contratti o concessioni per un valore di 2,9 miliardi.