Riccardo Mazzoni accende i riflettori sul centrodestra ad oltre due mesi dal voto comunale che ha riportato Matteo Biffoni alla guida del Comune.
Da esperto conoscitore delle dinamiche politiche e amministrative come giudica la ripartenza di Biffoni?
"Mi sembra che Biffoni stia tenendo fede a ciò che disse nella prima riunione di giunta - dice l’ex parlamentare del Popolo della Libertà e di Forza Italia, già caporedattore de La Nazione e vicedirettore di Quotidiano Nazionale - ossia “gli assessori lavoreranno con la massima libertà e con la piena fiducia del sindaco”, nel senso che su quasi tutti i dossier più importanti non si è esposto in prima persona, lasciando ai suoi assessori il compito di sbrigare le pratiche spinose. In questo c’è un’evidente e netta discontinuità col breve interregno Bugetti, quando la sindaca tenne per sé tutti gli assessorati cruciali, con un accentramento di poteri che non le ha certo portato bene. Ripartenza senza infamia e senza lode, ma soprattutto, mi pare, senza quell’entusiasmo che dovrebbe caratterizzare la “nuova stagione” pomposamente annunciata".
Subito polemiche e questioni calde.
"Sì, molti nodi sono arrivati subito al pettine: l’aumento della Tari che peserà soprattutto su aziende e ceto medio, la perdita di asset in favore di Firenze decisa nei precedenti mandati, il ruolo vassallo di Prato all’interno di Plures, la questione del sottopasso del Soccorso tornata prepotentemente alla luce con gli ultimi allagamenti estivi. Questione che mi sta particolarmente a cuore perché i soldi noi li avevamo trovati ai tempi della giunta Cenni, e con la scusa che il sovrappasso era di destra passeranno ancora diversi anni prima che il problema sia risolto".






