Nella casa-museo di Bob Marley al 56 di Hope Road, Kingston, c’è una parete ricoperta di articoli delle principali testate internazionali sull’ultimo tour del re del reggae e, proprio al centro, la foto emblematica di uno stadio: San Siro. Certi riconoscimenti dovrebbero, forse, essere tenuti più in considerazione da un sistema-musica un po’ troppo portato a considerare il Meazza come il cortile di casa propria piuttosto che La Scala della musica dal vivo in Italia.
Pure il cartellone 2026 del principale impianto sportivo cittadino, archiviato lo scorso fine settimana dalla tripletta di The Weeknd che in scena l’ha definito senza esitazioni "a legendary stadium", è stato dominato dallo strapotere degli artisti di casa nostra (13 show italiani contro 6 internazionali) con 11 sold-out su 19 eventi per un totale di 1.027.000 spettatori. I dati sono quelli (generosi) dichiarati dagli organizzatori senza alcuna possibilità di riscontro ufficiale, perché nell’industria della musica dal vivo non esistono certificazioni da parte di enti pubblici (come Siae) o associazioni di categoria (come Assoconcerti). Sull’intasamento di San Siro, comunque, parlano i dati. Negli ultimi 4 anni Ultimo si è esibito lì sei volte e Max Pezzali sette. Nel 2024 Vasco Rossi l’ha bloccato con sette show addirittura per 17 giorni. Un’esagerazione, perché San Siro non è l’Olimpico di Roma (prenotato dal rocker di Zocca per dieci notti nel 2027 e da Ultimo, sembra, per sei nel 2028), ma la struttura italiana più ambita dagli artisti internazionali e più vicina alle rotte estive delle loro tournée.






