Roma si prepara al 2027

Mike Zeta

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Sold out è il termine inglese che meglio si associa agli eventi che ogni anno muovono milioni di persone verso gli stadi in cui la rockstar si esibisce. Il popolo di Vasco continua a sognare e lo fa senza tecnologie e senza intelligenza artificiale, ma attraverso i baci, gli occhi lucidi, le urla a squarciagola e con i seni al cielo sulle note di Rewind; tante speranze che si ritrovano in uno stesso luogo e in quelle parole diventate oramai un appuntamento con la necessità di crederci “ce la farete tutti”. Che Vasco rappresenti il passato, il presente e il futuro della musica lo sanno tutti e per quanto la musica si sia digitalizzata attraverso gli effetti sonori e gli strumenti di veicolazione, il linguaggio di Vasco resta fermo lì, sempre lo stesso, pronto a colpire la sfera più intima e naturale.

Il segreto resta lo stesso di sempre, grandi musicisti e parole che quotidianamente ci teniamo dentro e che Vasco trasforma in melodie. Mai temi politici, mai divisioni, mai morali, Vasco Rossi dal suo palco promuove la libertà di essere stessi e vivere ogni giorno al massimo, esattamente come ha fatto lui ed esattamente come un tempo si pensava che potesse accadere in America quando il sogno era proibito altrove ma non negli uffici e nelle strade di New York. Il popolo del Blasco è fermo lì, a quegli ideali, a quelle storie che un tempo si intrecciavano nelle chitarre di Bob Dylan, nelle ballate degli Eagles o delle attitudini ribelli dei Doors. Era l’America del giornalismo che insegnava al mondo la necessità di cercare la libertà, delle scelte di coraggio, dei grandi temi sociali in cui si sarebbe poi plasmata l’idea di occidente.